Black Limo #2

2.

Non aveva tutti i torti.

Non aveva tutti i torti, no, pensava Claudio mentre Dalia cercava di dissuaderlo dall’accettare la proposta dello zio Pino. Sebbene continuasse ad ascoltarla, gli sembrò di essere anni luce lontano da lei, come in un’altra dimensione. Un classico e terribile errore degli adulti questo, che non gli permise di comprendere la semplice verità del concetto che stava cercando di esprimere la figlia: da suo fratello non era mai venuto nulla di buono, perché quella volta sarebbe stato diverso?

Ma Claudio conosceva anche l’altra verità e cioè che non potevano più lasciarsi sfuggire un’occasione che fosse una nella situazione in cui versavano. Nella sua cocciutaggine non era in grado di conservare a lungo un lavoro decente. Certo, c’erano le suore e l’associazione di quartiere che aiutava di tanto in tanto ricavandone un pasto quando capitava o dei vestiti nei periodi peggiori, ma nulla che potesse essere definito un lavoro. Non sopportava di lavorare alle condizioni imposte dalla maggior parte dei datori di lavoro della zona e quindi finiva spesso a “discuterne” fino a costringerli a mandarlo via. E c’era la scuola di Dalia, il motorino, le uscite, il corso di canto…tutte cose che fino all’anno scorso riusciva a permettersi grazie al signor Tonino e al suo bar. Quello sì che era un lavoro decente e appagante nel suo piccolo. Ma come tutte le cose belle, non durò a lungo…

<<Papà, ma mi ascolti?>>

Claudio cadde letteralmente dalle nuvole, perso com’era in quel turbinio di pensieri. <<Certo, amore, certo…>>, rispose distrattamente.

<<Io lo so che facciamo fatica in questo periodo, ma ti prego, ti scongiuro, pensaci bene prima di accettare anche solo di ascoltare la proposta di zio Pino.>>

<<Amore mio, ma se mi proponesse qualcosa di losco sai che rifiuterei.>>

<<Lo faresti? Anche adesso?>>, disse trattenendo a stento le lacrime. <<Guarda che ho visto il tuo sguardo l’altra sera al tuo compleanno. So che guai stiamo passando…>>

Claudio le andò incontro per abbracciarla, intercettando nel suo sguardo quell’esigenza. Nel silenzio che seguì le lacrime della ragazza, non poté fare a meno di tornare a quell’oscuro ricordo che lo legava al fratello, ridestatosi proprio l’altra sera, leggendo quello sguardo che non vedeva da tempo negli occhi di Pino. Quella maledetta notte di Novembre, quando il fratellino aveva da poco compiuto diciotto anni e lui invece era in procinto di tagliare il traguardo del quarto di secolo…

Faceva un dannatissimo freddo e la fioca luce del lampione ad illuminare il vicolo non era in grado di confortarlo nel suo tremore. Claudio sedeva sul letto con la schiena appoggiata al muro di quella stanza che iniziava ad essere troppo stretta per due ragazzi cresciuti come lui e Pino. D’altra parte poco potevano farci visti gli stenti di cui vivevano. Mammà tornava da scuola sempre più stanca e consumata, ma a fine mese erano in grado di farcela con quel suo stipendio da insegnante più qualche extra che Claudio riusciva a ottenere lavorando nei bar. Il posto non era dei migliori, ma in tre erano riusciti a stare fino a quei giorni in cui la convivenza col fratello iniziò a farsi pesante. Clara era preoccupata delle cattive abitudini di Pino, ma si sentiva così impotente da quando Luigi suo li aveva lasciati; più che raccomandarlo all’altro suo figlio, quello con la testa sulle spalle, così coerente e buono da non farsi infinocchiare dalle chiacchiere di quel quartiere degradato, poco poteva farci. Il fratellino invece cadde in una spirale pericolosa e se da principio rappresentava solo uno spassoso svago di quei poco di buono, data la sua stazza minuta e quei suoi tentativi così goffi di sforzarsi a essere uno di loro, piano piano la madre aveva percepito in lui il cambiamento. “Si farà ammazzare, ne sono certa” disse quella sera a cena a Claudio, per la prima volta preoccupata sul serio dalla sua solita assenza a tavola. Non la vedeva così preoccupata da tanto tempo, dalle ultime settimane in compagnia di suo padre Luigi. La fonte della sua preoccupazione era sostanzialmente la stessa, ma di suo marito almeno si fidava ciecamente e fu quella la sua dannazione.

Faceva freddo e per ingannare l’arrivo del sonno si scervellava da qualche tempo su quel dannatissimo cubo di Rubik. Era riuscito a risolverne due facce in contemporanea e sebbene si fosse beato di quel risultato non riusciva a darsi pace. Ci doveva essere un meccanismo che gli sfuggiva di quella diavoleria. D’improvviso avvertì la presenza di Pino, sbucato dal nulla come un fantasma in quella gelida notte. Stava diventando sempre più bravo nel non farsi sentire ai suoi rientri notturni sempre più tardivi, una pratica che Clara detestava particolarmente. Quella notte riuscì a eludere anche la madre e avvolto nel suo cappotto ridicolmente più grande di lui era silenziosamente scivolato nella stanza.

<<Maronna, Pino! Pari nu fantasma co sto coso addosso!>>

<<E magari lo sono…d’altronde so i fantasmi a venire di notte, no?>>

Claudio notò qualcosa di strano nella sua voce, una calma ricercata, e un tono leggermente più greve di quello cui era abituato.

<<Dove sei stato?>>, gli chiese cercando di evitare note paternalistiche nella voce. Non voleva cazzate, quindi doveva tentare la strada della complicità. <<Hai di nuovo messo gli occhi su Annalisa-giù-alla-Croce, eh? Ma che ci tieni con le donne degli altri tu?>>

Pino si tolse con calma il giaccone, rivelando la sua tuta preferita che era solito portare solo durante le occasioni importanti (leggasi quei rari appuntamenti concessigli da ragazze più interessate a ingelosire i propri ex che a lui). Era in condizioni pessime, come se avesse lottato contro una tigre, e di sicuro tigri nel vicinato non ce ne sono, pensò stupidamente Claudio. Da qualche strappo intravide anche delle piccole macchie di sangue, non troppo grandi da destare preoccupazione per la sua salute. Per la sua, appunto.

<<Che hai combinato, Pino???>>, fece nell’avvicinarsi e nell’aiutarlo a sedersi sul letto.

<<Ma niente, Clà. Hai presente quando padre Giorgio diceva a quei pisciazzielli dell’oratorio che non mi dovevano far incazzare?>>, si sedette con tranquillità ponendo una mano sulla spalla del fratellone e lo invitò a sederglisi accanto.

<<Beh, non aveva tutti i torti…>>, disse nell’iniziare il raccapricciante racconto di quella serata.