Black Limo #4

4.

“L’acqua deve arrivare fino alla valvola”

Fatto.

“e mettici un po’ più di caffè!”

Fatto anche quello.

Queste erano le classiche raccomandazioni che sua madre era solita fare a Claudio sin da quando era piccolo e lui le aveva sempre seguite alla lettera in maniera maniacale. Non c’era una mattina che non eseguiva le mosse con precisione ed eleganza e quelle mattina dopo l’incontro con Pino non fece eccezione. Il caffè in casa loro non poteva venire male!

Dalia s’era da poco svegliata e dopo aver farfugliato un saluto veloce e stampato un altrettanto rapido bacio sulla guancia del padre si andò a preparare. La giornata tipica in casa loro cominciava proprio così, con Claudio lento e solenne, ma sveglissimo, mentre la figlia era ancora immersa nel mondo dei sogni, ma incredibilmente rapida nel prepararsi.

<<Com’è andata ieri sera con zio Pino?>>, disse Dalia, riemersa in un battibaleno dal bagno.

Claudio si prese il tempo necessario a sigillare a dovere la macchinetta e solo dopo aver acceso il fuoco le disse: <<tutto sommato bene.>>

<<…e?>>

<<…e niente>>, rispose lui dopo una rapida occhiata alla figlia. Si rimise subito in direzione dei fornelli. La fiamma doveva tassativamente stare a quella che lui chiamava temperatura da crociera. Bassa, insomma.

<<Zio Pino mi ha proposto un lavoro che sembrerebbe essere tranquillo.>>

<<…ma non ti convince del tutto.>>

<<Beh, è pur sempre di Pino che stiamo parlando. Dovrei guidare quella sua vecchia limousine, se così la vogliamo chiamare>>, disse Claudio mentre teneva d’occhio moka e fiamma. Il caffè guardato a vista si dice non esca mai, ma tant’è, non gli si può togliere gli occhi di dosso.

<<Me la ricordo! È quella macchinona nera che trovò in offerta da quei suoi amici. Quella per la quale quasi si lasciava con zia Chiara>>, affermò Dalia, ormai già vestita e pronta ad uscire, in attesa del caffè. Durante queste operazioni mattutine i suoi occhi prima restavano coperti dai lunghi capelli in una ridicola frangetta gigante e dopo averli pettinati si mostravano, ma sempre chiusi. Un dettaglio quello che faceva ammattire Claudio. Come faceva a prepararsi in quello stato? “Ma chi sei, Mr. Magoo?”.

<<Esatto, proprio quella. Dice che dovrei scarrozzare un tizio, un pezzo grosso.>>

<<Papà, che genere di pezzo grosso?>>, chiese Dalia, ora preoccupata e più che mai sveglia.

<<Non lo so, dice che per motivi di sicurezza può solo darmi un indirizzo e un orario>>, affermò Claudio con una punta di mistero. La richiesta di Pino era si particolare e potenzialmente pericolosa, ma sentiva di potersi fidare per una volta del terribile fratello.

<<Secondo me è il Papa!>>, aggiunse con un enorme sorriso. Il caffè intanto iniziava la sua decisa risalita lungo il “camino”. Padre e figlia si scambiarono un rapido sorriso, rassicurando quest’ultima sulla gravità della situazione. Claudio si girò immediatamente udendo i primi borbottii della macchinetta. Era considerabile un’onta insanabile non girare il caffè immediatamente alla prima avvisaglia di uscita, rendeva l’intero lavoro un disastro. Grazie, mamma.

<<Vabbè, quindi posso stare tranquilla?>>

Claudio si prese tutto il tempo per rispondere, facendo salire inutilmente la tensione. Le sue energie dovevano essere tutte dedicate alla perfetta realizzazione del nettare supremo.

<<Papà, non farmi incazzare!>>

Pronto, era tutto pronto. Il momento solenne della mescita era uno dei suoi preferiti, in quanto a differenza della preparazione del caffè prevedeva un’accortezza diversa, più speciale e particolare a seconda del “cliente”. Dalia prendeva il suo caffè con un cucchiaino e mezzo di zucchero di canna. Non uno, non due, né tantomeno un cucchiaino stentato, ma un cucchiaino bello pieno e uno a metà.

<<Andrà tutto bene>>, disse porgendole la tazzina. Dalia gli credette e sorseggiò il caffè nei suoi canonici tre movimenti, imitata quasi all’istante dal padre. Posarono le tazzine l’una vicino all’altra.

<<Quindi adesso aggiungerai anche chauffeur al curriculum?>>

<<Quale curriculum?>>

Lei lo guardò con quel suo sorriso disarmante e i due si unirono in una fragorosa risata. L’ultimo momento felice di quella giornata…

In testa non aveva che le confuse parole del fratello, la spiegazione così vaga eppure così convincente di quel lavoro e le rassicurazioni sull’assoluta legalità di ciò che stava andando a fare. Forse era per questo che quella mattina più di altre gli erano tornate in mente tutte le raccomandazioni di sua madre su come fare il caffè e del rituale ad esso annesso. Erano cose ormai insite nel suo dna, dei movimenti così ripetuti e provati che non ci faceva più caso. Ma non quella mattina. Quelle parole, quegli antichi insegnamenti gli erano utili per esorcizzare il germe della paura che nonostante tutto stava crescendo in lui. Perché aveva accettato allora? Perché non aveva tirato avanti nonostante l’apparentemente ghiotta occasione?

Aveva letto qualcosa di diverso in Pino quella volta. La sua non era solo un’offerta, ma celava altro. Suo fratello gli stava in un qualche modo bislacco chiedendo aiuto e si sa, certi riflessi condizionati da fratello maggiore non li perdi mai.