Black Limo #1

1.

Claudio non si era mai smentito in vita sua. Mai.

Si sentiva a suo agio nei suoi quarant’anni tondi tondi e appena compiuti, in forma e lucido come sempre. Dalia, la sua splendida figlia adolescente, gli disse di coprirsi gli occhi e di non sbirciare. Claudio era stato al gioco perché sapeva quanto le piacessero le feste di compleanno e quanto amore ci mettesse in particolare nell’organizzare quella del suo “papino”. Puntuale come ogni anno era partita la pantomima che lo vedeva rifiutare qualsiasi forma di festeggiamento, col suo fare da orso insofferente, un aspetto del suo carattere che ormai mostrava solo e soltanto a Dalia. Ma come sempre l’insistenza di quel miracolo di dolcezza l’aveva infine convinto ad accettare prima la torta, poi ad ospitare almeno lo zio Pino e compagnia bella (seconda moglie e i due fobici figliastri) per una festicciola senza troppe pretese. Sarebbe sbagliato definire il sentimento che lega Claudio a suo fratello minore come “odio”. Quello che prova è più un “fastidio”. Pino è sempre stato un traffichino di prim’ordine e non ha mai perso occasione per vantarsi dei suoi agganci.

<<Clà, non andrai mai da nessuna parte se non ti lanci un pochino. Dovresti essere più ambizioso>>, gli disse una volta.

Peccato che quella conversazione fosse avvenuta diversi anni prima durante l’orario di visite a Poggioreale, quella che Pino chiamava “simpaticamente” la sua casa vacanze.

Ad attendere Claudio c’erano quindi gli ospiti riuniti intorno alla tavola, mentre Dalia lo guidava verso tutte le quaranta candeline impietosamente accese ad aspettare il suo desiderio e poi il soffio che le avrebbe spente. Chiuse gli occhi e si augurò di trovare finalmente la stabilità ormai persa da tempo, un lavoro vero, non come quei piccoli impieghi che a stento riuscivano a portare avanti la loro vita in due. Soffiò e le spense. Rialzando la testa vide negli occhi di Dalia lo stesso desiderio, intriso però di una malinconica speranza tale da donargli al contempo la forza di affrontare Pino e la consapevolezza di sentirsi fortunato ad averla cresciuta così nonostante tutto.

Baciò velocemente cognata e nipotini, e tutti e tre trasalirono. Chiara, la moglie di Pino, poiché proprio non riusciva a nascondere il fascino che Claudio riusciva ancora ad esercitare nei suoi confronti, alto e ben piazzato com’era. Gennarino e Gaetano sempre per colpa della stazza dello zio, ma in questo caso si spaventarono (e quando mai) a causa dello scatto improvviso che fece nell’abbassarsi a raccogliere i loro auguri. Claudio era solito farsi beffe del loro essere così irrimediabilmente fifoni, un ricordo di quelle volte in cui martoriava Pino da piccoli, colpevole come da tradizione di essere l’ultimo arrivato. I due non lo odiavano per questo, ma mostravano sempre un tremante terrore reverenziale nei suoi confronti.

<<Claudio bello! Auguri!>>, fece Pino avvicinandosi per sottrarre i figli alle “cure” dello zio. Si abbracciarono brevemente e con freddezza. Il fratellino gli mollò uno schiaffetto affettuoso sulla guancia (dovendosi alzare sulle punte).

<<Quaranta anni, ma tu guarda un po'>>, gli disse.

<<I nuovi trenta, dicono>>, rispose Claudio.

<<Beh, visto come va a noi altri, non credo sia proprio un grande augurio.>>

Mentre gli altri commensali si accingevano a prendere un pezzo della torta di compleanno, Pino prese in disparte il fratellone.

<<Ci sono delle cose di cui ti vorrei parlare. Una proposta. Un’opportuna che purtroppo non posso cogliere a causa…beh, sai…un lavoro che mi è impossibile accettare.>>

<<Un lavoro onesto, spero...>>

<<Onestissimo! Solo, sai, è una questione molto riservata>>, gli rispose Pino. Poi gli fece cenno di avvicinarsi per sibilare qualcosa che suonò come una confessione.

<<Quel genere di lavoro per il quale non ho più le qualifiche, diciamo. Ti assicuro però di una cosa, fratellone: la paga è ottima.>>

Claudio ebbe un sussulto impercettibile, di cui Pino si sentì immediatamente appagato chiaramente. Possibile che proprio quel delinquente buono a nulla del suo fratellino potesse risolvere per una volta i suoi di problemi? Un genio della lampada capace di esaudire quel desiderio che aveva espresso pochi istanti prima in perfetta comunione con Dalia?

<<Non avrai mai visto tanti soldi per nessuno dei lavori che tu possa aver fatto in quarant'anni.>>

<<Pino, ti hanno di nuovo tolto la patente?>>

<<Di nuovo e per sempre>>, gli disse tra i denti, poi lo tirò a sé con una cattiveria che Claudio non vedeva da anni e disse gelidamente: <<Non una parola con Chiara e i ragazzi, intesi?>>

Claudio rimase di sasso. Da quando Pino diversi anni prima aveva iniziato a bazzicare le compagnie sbagliate la dinamica del loro rapporto era diametralmente cambiata. Il fratellino martoriato su cui riversare tutte le proprie frustrazioni era diventato un uomo senza che lui se ne accorgesse. Era stato cucinato per benino da quel mondo che Claudio era invece riuscito a scansare, forse proprio a causa della sua stazza, che gli permise di evitare certe rogne, oltre che agli insegnamenti del padre. Pino invece non aveva avuto scampo. “Con noi o contro di noi”, questa era la legge del posto da cui venivano e lui scelse la parte più conveniente, sebbene restasse lontano dai giri che contavano. Gli facevano fare delle sciocchezze, quei “lavoretti” che ritenevano denigranti e quindi consoni a un tipetto come Pino, così insignificante e minuscolo. Ma sebbene non avesse aumentato la propria statura in tutti quegli anni, era cresciuta in lui una cattiveria e una vena di follia che Claudio aveva imparato a percepire come un vero e proprio pericolo. In quel momento si ricordò cosa aveva provato quella volta che Pino, tornato a casa nel pieno di una notte di Novembre, gli aveva confidato con una terrificante naturalezza di aver ucciso per la prima volta un uomo.

<<Papà, zio Pino venitevi a prendere una fetta di torta, sù!>>

I due si guardarono con un cenno d’intesa e andarono verso il tavolo. Mentre gustavano il dolce Claudio non poté fare a meno di guardare il fratellino ripensando a quella proposta di lavoro che aveva in mente per lui. Più ci pensava, mentre intrattenevano una conversazione di poco conto insieme a tutta la famiglia, più era sicuro che si trattasse di un lavoro sporco, di quelli che era solito proporgli e che sempre si era rifiutato di accettare.

<<Ah, Claudio, che ne dici di quella proposta? Ti ho incuriosito?>>

Dalia guardò lo zio con stupore per poi passare con sguardo preoccupato verso il padre.

<<Magari un’altra volta, Pinù.>>

<<Va bene. Lo sapevo che ti saresti arreso alla fine.>>

La festa volgeva al termine. Pino e famiglia annessa iniziarono a prepararsi per congedarsi. Mentre Dalia metteva a posto, Claudio subentrò in cucina e i due ebbero una delle loro conversazioni "telepatiche", fatte di sguardi eloquenti di lei e i goffi gesti del padre. Lo fissò come se avesse da darle delle spiegazioni. Lui si strinse nelle spalle in un festo di difesa e a lei venne da ridere; non sapeva cosa aspettarsi dalla proposta di Pino, ma non poteva nemmeno permettersi un mese in più da giardiniere (suo attuale lavoro pagato per lo più in caffè dalle signore del rione). Dalia sapeva essere convincente e testarda, ma pensò che almeno nel giorno del suo compleanno potesse concedergli il beneficio del dubbio, quindi gli mandò un bacio. Ora più disteso Claudio protese il proprio manone per scompigliarle i capelli a cui seguì una tenue protesta. I due si abbracciarono, poi andarono a salutare i propri ospiti.

<<Allora ci vediamo settimana prossima, fratellone. Ah e vedi di metterti in forma, che ti servirà.>>

<<Non ho ancora accettato, Pinù.>>

<<E io non ti ho ancora detto la paga...>>

Gli diede una pacca sulla spalla (o per meglio dire sul fianco) e li salutò, insieme a moglie e figli, incamminandosi verso il corridoio sporco e cadente della palazzina in cui vivevano Claudio e Dalia.

Il ghigno di Pino non lasciava presagire nulla di buono.