Black Limo #9

9.

Passarono settimane tranquille. Troppo tranquille.

Claudio, superate le prime diffidenze causate dai funesti moniti del fratello, iniziò a prenderci gusto per quel lavoro. Il signor Baffi era molto piacevole ed estremamente garbato. Le serate passavano serenamente e i due si vedevano un paio di volte la settimana. L’onorevole si faceva trasportare in vari luoghi della città, ma non era il viaggio di un turista di passaggio. Con la loro Limo attraversavano dei punti molto specifici della città e della provincia. Baffi aveva ogni volta gli occhi sognanti di un bambino la mattina di Natale, ma con una nostalgia di fondo che Claudio vedeva bene. Non si azzardò mai a chiedergli cosa rappresentassero quei luoghi per il suo passeggero e si limitò a portarlo in giro, a rispondere alle sue vaghe domande con brevi scambi molto generici. Però qual era il problema? La paga era ottima, tanto da permettersi dei piccoli lussi, il quotidiano ogni giorno, qualche regalo a Dalia di tanto in tanto e soprattutto una tranquillità cui Claudio iniziava ad abituarsi.

Una sera Claudio a bordo della sua Limo si recò al Vomero, più precisamente nella zona di San Martino. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare però, Baffi non voleva essere portato ad osservare il panorama dalla famosa terrazza che si trova davanti al museo. No, aveva altro in mente. Fece segno a Claudio di girare in una viuzza e rimasero fermi lì, davanti ad un parco, per diversi minuti.

<<Vuole che le prenda qualco…>>, Claudio interruppe quel silenzio e si girò per guardare il suo passeggero. Non l’aveva mai visto così. Piangeva, in silenzio, le lacrime a fiumi ricoprivano il suo volto scavato dalle rughe e così facile ai sorrisi.

<<Onorevole, si sente bene? Posso fare qualcosa per lei?>>, si preoccupò allora Claudio, ma Baffi gli fece segno di no con la mano delicatamente.

<<A meno che tu non possa riavvolgere il tempo, caro mio, non c’è proprio nulla che sia in tuo potere per farmi stare meglio>>, disse allora l’ex-senatore, con un tono del tutto nuovo ed inaspettato rispetto a quello cui si era abituato Claudio.

I due restarono ancora per degli interminabili istanti in silenzio, quando l’autista decise di rompere gli indugi: <<è forse un luogo a cui era molto legato questo?>>, abbozzò guardandosi intorno per poi soffermarsi sul vecchio.

<<Diciamo di sì>>, tagliò corto Baffi. Prese poi un fazzoletto con le sue iniziali ricamate, si asciugò le lacrime e diede una bella soffiata nello stesso. Claudio si girò cortesemente per lasciarlo alla sua intimità.

<<Non c’è bisogno che ti giri. Sai, puoi dire di aver conosciuto veramente un uomo solo nei momenti in cui è indifeso>>, disse per poi riassettarsi, ripiegando delicatamente e con movimenti precisi il proprio fazzoletto.

<<Quando piange, quando le prende, quando viene scoperto, quando si innamora…>>, accompagnò ogni parola contandole con la mano sinistra tesa verso Claudio, <<…e quando muore>>. A quest’ultima affermazione fece un simpatico saluto con la mano aperta. Notò che Claudio non si girò neanche un istante, continuando a dargli le spalle.

<<Guarda, Claudio…posso chiamarti Claudio?>>, chiese interrompendosi come se stesse per dimenticarsi la cosa più importante del mondo.

<<Ma certo, onorevole>>, replicò prontamente Claudio.

<<Bene, ma a patto che tu la smetta con questa storia dell’onorevole, d’accordo? Diavolo, ormai credevo avessimo passato questa fase.>>

<<Ci proverò, signor Baffi>>, disse per poi notare l’ex senatore che sorrideva divertito e sconfitto davanti a quell’eccesso di educazione vivente con cui aveva a che fare.

<<E va bene…dicevo, hai mai avuto la sensazione di aver sbagliato tutto nella vita? Ogni singola decisione, le strade che hai scelto, le persone da cui ti sei allontanato…>>

Claudio questa volta si girò, come se qualcosa avesse finalmente fatto “clic” tra di loro. Ascoltò le parole di Baffi con curiosità.

<<Ecco, quando arrivi alla mia età, quella è una sensazione che non ti abbandona mai un attimo. Un maledetto tarlo che ti ossessiona a ogni risveglio, dopo averti rimboccato le coperte la sera prima, ovviamente.

<<Non fraintendermi, probabilmente rifarei esattamente le stesse cose, ma non è quello il punto>>, aggiunse per poi gettare lo sguardo oltre il finestrino e verso il complesso di case presenti nel parco.

<<È che a volte arrivi a pensare di essere destinato a fare delle scelte sbagliate, e che non esista universo parallelo in cui tu possa raggiungere quella cosarella chiamata Felicità.>>

<<Immaginavo che il mondo della politica fosse tremendo, ma ad ascoltarla mi si accappona la pelle…>>, si fece sfuggire Claudio.

Baffi sorrise divertito. Era finalmente riuscito ad entrare in contatto con il proprio autista al livello che desiderava.

<<La politica? Ma che scherzi? Quella è la cosa migliore che mi sia successa!>>, aggiunse l’onorevole, aprendosi in un sorriso devastante. Sembrava il ghigno di un ragazzino.

<<Sai che c’è? Parliamone davanti a un boccone, ti va?>>

<<Signor Baffi, la ringrazio, ma forse non è tanto il caso…>>, Claudio cercò di suonare quanto più professionale possibile.

Ci fu un silenzio imbarazzante e imbarazzato, lungo abbastanza da togliere il sorriso al passeggero della Limo. Si trasformò in un ghigno.

<<Claudio, portami a mangiare una bella pizza. Decidi tu dove, basta che non sia in centro>>, la richiesta di Baffi suonò come un comando ed era la prima volta che l’onorevole si rivolgeva in quel modo al suo autista.

Claudio ci pensò su un attimo, stringendo tra le mani il volante. Non gli piaceva di certo ricevere ordini, figuriamoci così dal nulla, dopo che i due avevano impostato un rapporto professionale molto garbato. Non sapeva dove volesse andare a parare Baffi, ma fatto sta che riaccese il motore e senza dire una parola si diressero lontano dalla città, nella provincia.

Rimasero in silenzio a lungo durante il viaggio. Claudio pensò dove potessero andare e quasi automaticamente si indirizzò verso Torre del Greco, non pensando a una particolare pizzeria, ma ricordandosi di aver sempre mangiato bene da quelle parti.

Poi gli tornò in mente la pizzeria da cui andava quando Dalia era piccola. Non era chissà quanto buona o speciale come pizza, ma c’era un’atmosfera che sapeva di casa e il giusto livello di confusione da godersi una serata in famiglia. Sì, quando andavano tutti e quattro…

<<Le va bene qui?>>, disse Claudio al suo passeggero, pregando che Baffi non si rivelasse improvvisamente anche uno snob.

<<Ma è perfetta! Immaginavo proprio un posto così.>>

Claudio fece per aprire le portiere e nel girarsi notò che Baffi non si era ancora mosso.

<<Allora io l’aspetto qui dietro. Appena ha finito…>>, si fermò. Baffi dopo aver trafficato con la giacca ne estrasse delle banconote, abbastanza da offrire la cena a una comitiva di quaranta persone.

<<Stasera offro io, insisto>>, piazzò le banconote vicino la spalla di Claudio, il quale titubò per un istante. D’accordo il clima non più amichevole rispetto alle sere precedenti, ma quanto sarebbe potuta essere tremenda quella pizza?

Fece per afferrare la mazzetta, ma Baffi, riproponendo quel sorriso beffardo da ragazzino, gliela negò tirando indietro la mano.

<<Prima mangiamo, ti pare?>>

Claudio dovette fare uno sforzo per tenere a bada l’orgoglio, ma un po’ per la fame, un po’ per la dimensione della mazzetta, decise di ingoiare il rospo. Scesero dalla macchina dopo aver parcheggiato nella zona prospiciente il locale. Claudio allungò una banconota da venti al parcheggiatore in modo che desse un occhio di riguardo alla Limo (già ampiamente adocchiata da chiunque lungo la strada). La strana coppia entrò nella pizzeria e presero posto in un tavolo isolato, nonostante il locale non fosse gremito.

<<Vieni spesso qui, Claudio?>>, chiese l’onorevole, abbozzando un sorriso accomodante, quasi a dimenticarsi della stramba serata che stavano passando.

<<Ero solito venirci, un tempo. La pizza non è male, l’atmosfera quella giusta e costa quanto dovrebbe.>>

<<Ci venivi con tua figlia, Dalia, giusto?>>

Claudio non ricordava di averne parlato al suo cliente e quindi quell’uscita lo mise parecchio a disagio. Come sapeva di sua figlia? Che l’avesse studiato prima di assumerlo?

<<E magari anche con tua moglie e l’altra bambina, la maggiore.>>

Questo era troppo. Claudio si alzò di scatto e si avvicinò minaccioso a Baffi.

<<A che razza di gioco sta giocando???>>

<<Mio caro, ho semplicemente fatto due più due>>, disse alzando le mani in segno di resa verso Claudio. Girò poi una delle due con un gesto molto teatrale e indicò l’altro lato della sala.

<<Dalia, Marina e la tua ex-moglie Paola, giusto?>>

Claudio si fermò proprio sul punto di prendere per la collottola Baffi e si girò lentamente. Le vide, erano proprio loro lì in fondo, sedute a quel tavolo che grosso modo era rimasto lo stesso da quasi vent’anni. Dall'ultima volta che ci si sedettero insieme.

Ma era tutto il resto ad essere cambiato.

Oh, Paola…