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Black Limo #8

8.

Sentiva la politica come un mondo lontano galassie e diversi sistemi planetari dalla sua vita. Claudio non si era mai interessato più di tanto se non da giovane, quando era solito accompagnare alcuni amici più “impegnati” durante le tipiche manifestazioni di quell’età. Non ci capiva nulla, ma sentiva in qualche maniera che fosse giusto esprimere il proprio disappunto per ciò che si credeva sbagliato. L’unico problema è che proprio non si spiegava a cosa servisse tutto il contorno di canne, spranghe e comunismi vari. Come fu o come non fu, Claudio aveva vissuto una vita lontano dalla politica, e a entrambi sembrava stare bene la cosa.

La rivelazione di Pino lasciò quindi Claudio parecchio interdetto. Perché tutta quella difficoltà a comunicare la notizia? Cosa ci celava di così terribile dietro l’identità del suo passeggero misterioso? Con la testa piena di domande riaccompagnò Pino verso casa. Non si parlarono. Lasciò il fratello sotto casa. Pino si congedò lanciandogli un’occhiata come per chiedergli se fosse tutto a posto. Claudio lo rassicurò con un gesto del capo e i due si divisero. Tantissimi pensieri turbinarono nella mente di Claudio. Era però uno di quei momenti in cui per quanto ti sforzi di pensare, nessun concetto riesce a fissarsi nella tua mente. Stava subendo un bombardamento di emozioni, pensieri, suggestioni, ma si rifiutò di accoglierli. Sopraffatto da tutto quello cui aveva assistito quel giorno, ebbe giusto le forze di salire a casa, salutare Dalia e mettersi a dormire.

Già, dormire…facile a dirsi.

Sì, avevano sempre immaginato che Pino avesse ucciso un’altra volta dopo la prima di quella fatidica notte di novembre, ma mai si era trovato di fronte a quell’evidenza. Come spesso capita, l’orrore dell’intera giornata lo venne a trovare di notte. Proprio lì dove sarebbe stato più vulnerabile, lì dove non era il fratello maggiore, il padre, in controllo. In quel momento era un bambino, una formichina, un autista. Rivide continuamente le scene di quel pomeriggio, in rapida e confusa sequenza. Si svegliò ripetutamente e quando cercò di riprendere sonno non riuscì a liberarsi di quelle visioni.

Dopo quella notte tormentata si svegliò con quel peso enorme sulla coscienza. Guardando negli occhi Dalia, non riuscì a nascondere la sua preoccupazione per ciò che era successo la sera prima, né tantomeno quella per il misterioso appuntamento che Pino gli aveva combinato.

<<Pà, ma tutto a posto? Tieni ‘na faccia!>>

<<Niente, niente, Dà…sempre le solite preoccupazioni.>>

<<Ah capisco. Cose “da papà”…>>, disse Dalia, gesticolando ampiamente il virgolettato della sua frase. Si alzò dalla tavola dove stavano facendo colazione e fece per uscire.

<<Che vorresti dire, scusa?>>, fece ora incuriosito e divertito Claudio.

Dalia si bloccò sulla porta, ancora caffellatte alla mano, in un’espressione goffa e imbarazzata.

<<…dico solo che prima o poi sapevo me l’avresti chiesto.>>

Claudio a questa affermazione rimase stupito. La faccia di sua figlia non faceva pensare a nulla di grave, ma davvero non capì a cosa si riferiva. Decise di fare lo gnorri.

<<Eh beh, tesoro…cosa credi, che tuo padre è ceco?>>, abbozzò.

<<No, assolutamente. È solo che speravo non avessimo bisogno di parlarne>>. Il volto di Dalia mostrò una certa colpevolezza e la cosa non passò assolutamente inosservata. Claudio iniziò a preoccuparsi.

<<Amore mio, ma hai combinato qualcosa? Guarda che se si tratta di una cannetta non fa niente.

La faccia di Dalia si fece subito sorniona. Claudio aveva preso un abbaglio incredibile. Quasi trattenne una risata.

<<Basta che non ti metti a fumare, che si spendono troppi soldi>>, aggiunse Claudio, ma capì subito di essere fuori strada.

<<Papà, si vede che stai tra le nuvole ultimamente>>, lo canzonò Dalia. <<Volevo solo rassicurarti che è un bravo ragazzo>>, disse per poi stampargli un bel bacio sulla guancia.

<<Ti sei fidanzata? Dalia???>>, cercò di bloccarla Claudio, ma Dalia si era già involata verso la porta e in fretta e furia era uscita di casa.

Quindi rimase così, con un sorriso ebete stampato in faccia. Nonostante la terribile nottata, sua figlia riuscì a tirargli su il morale, come solo lei sapeva fare. In effetti la situazione era nuova anche per lui. Un fidanzato. Poteva mai preoccuparsi di una cosa del genere? Eppure non pensò ad altro tutto il giorno, mentre fissava la busta consegnatagli da Pino. All’interno erano custoditi i dettagli del passeggero che avrebbe dovuto scarrozzare quella sera. Fece passare l’intera mattina, quando finalmente, mentre si preparava un misero pranzo, decise di aprire la busta di colpo. Come strappare un cerotto, si dice in questi casi. “Martedì, 22.30, largo San Giovanni, Onorevole Umberto Baffi”.

Umberto Baffi… un nome un programma. Nella sua testa si stava costruendo l’immagine di un tipico ometto tutto italiano, pancia, giacca cravatta. Dal nome sembrava una persona simpatica, ma se c’era solo una cosa che Claudio aveva imparato nonostante la scarsa dimestichezza con la materia, è che in politica soprattutto non bisogna fidarsi delle apparenze.

Per quanto si sforzasse non riuscì a ricordarsi la faccia di questo onorevole, né tantomeno pensò di averlo mai visto in tv. Così decise di fare qualche ricerca su internet. Passò l’intero pomeriggio a documentarsi. Umberto Baffi sembrava il tipico nonno, sguardo dolce e modi affabili. Laureato in legge, era stato un protagonista silenzioso della politica da anni, a quanto leggeva Claudio. Una carriera decorosa e sempre al servizio dei più bisognosi, oltre che una spiccata propensione per l’Arte e la Cultura. Cattolico praticante e devoto, Baffi veniva regolarmente rieletto da diversi anni ormai ed era uno stacanovista della Camera. Ora al centro, ora più tendente a destra, era riuscito a cavarsela in qualsiasi situazione. Un personaggio del genere proprio non poteva andare a genio a Claudio, ma quella sua faccia per qualche assurdo motivo lo rassicurava. Quasi gli si voleva bene solo grazie a quella sua espressione.

Claudio fece spallucce a sé stesso e pensò che tutto sommato non gli era andata poi così male. Sibillina però si insinuò in lui la consapevolezza che qualcosa non quadrava di certo. Perché tutta quella segretezza da parte di Pino? E cosa intendeva dire con “tutto questo ti servirà” riferendosi alla strage cui era stato costretto ad assistere? Ma soprattutto, <<mo’ chi cazzo è sto ragazzetto che si vuole fottere la mia Dalia?>>

<<Uno si gira un secondo e quella mi diventa una mangia uomini?>>

Resosi conto della confusione che aveva in testa, scoppiò in una sonora risata e decise che era arrivato il momento di un sonnellino, così da essere in forze per la serata. Qualcosa gli diceva che sarebbe stata lunga.

Dalia tornò direttamente per cena e trovò suo padre in modalità ghiro. La capacità di Claudio di addormentarsi in qualsiasi momento se voleva, la faceva innervosire a dismisura. Come faceva a sottrarsi con così poco sforzo alla dinamicità della giornata? Gli stampò un bacio sulla fronte e lui la vide allontanarsi verso la cucina. Dalia preparò una cenetta coi fiocchi e i due discussero del più e del meno. Claudio decise non era il caso di indagare oltre su quell’infida serpe che si stava insinuando nella sua vita…questo ragazzino che voleva…vabbè. Ringraziò Dalia per la cena e si preparò in fretta e furia per l’appuntamento.

Volle arrivare in largo anticipo e aspettò il proprio ospite seduto nella limo ascoltando la radio. Fortunatamente la sua buona stella fece sì che il dj di turno avesse buon gusto. Così, mentre Roger Daltrey intonava “Behind Blue Eyes”, un uomo gli bussò al finestrino e ironia della sorte aveva proprio due grandi occhioni azzurri, contratti dalle rughe e da un’espressione bonaria.

<<La manda Pino?>>, fece l’uomo. Claudio abbassò il finestrino e riconobbe subito il personaggio su cui aveva fatto i compiti quel pomeriggio.

<<Salve, signor…onorevole. Prego, entri pure>>, disse. Poi si rese conto che forse era il caso di scendere e aprire la portiera al suo ospite. Baffi si aprì da solo la portiera del passeggero anteriore. Claudio lo fermò subito.

<<No, no, onorevole. Lei viaggerà dietro come si conviene>>, si produsse nel sorriso più strano della sua vita, mentre gli apriva la portiera di dietro. Baffi gli sorrise inizialmente smarrito. Sembra proprio un vecchietto confuso. Gli si avvicinò e lo ringraziò con una carezza sulla spalla.

<<Com’è gentile. Passeremo proprio delle belle serate, me lo sento!>>

 

Oh, sì…

Black Limo #4

4.

“L’acqua deve arrivare fino alla valvola”

Fatto.

“e mettici un po’ più di caffè!”

Fatto anche quello.

Queste erano le classiche raccomandazioni che sua madre era solita fare a Claudio sin da quando era piccolo e lui le aveva sempre seguite alla lettera in maniera maniacale. Non c’era una mattina che non eseguiva le mosse con precisione ed eleganza e quelle mattina dopo l’incontro con Pino non fece eccezione. Il caffè in casa loro non poteva venire male!

Dalia s’era da poco svegliata e dopo aver farfugliato un saluto veloce e stampato un altrettanto rapido bacio sulla guancia del padre si andò a preparare. La giornata tipica in casa loro cominciava proprio così, con Claudio lento e solenne, ma sveglissimo, mentre la figlia era ancora immersa nel mondo dei sogni, ma incredibilmente rapida nel prepararsi.

<<Com’è andata ieri sera con zio Pino?>>, disse Dalia, riemersa in un battibaleno dal bagno.

Claudio si prese il tempo necessario a sigillare a dovere la macchinetta e solo dopo aver acceso il fuoco le disse: <<tutto sommato bene.>>

<<…e?>>

<<…e niente>>, rispose lui dopo una rapida occhiata alla figlia. Si rimise subito in direzione dei fornelli. La fiamma doveva tassativamente stare a quella che lui chiamava temperatura da crociera. Bassa, insomma.

<<Zio Pino mi ha proposto un lavoro che sembrerebbe essere tranquillo.>>

<<…ma non ti convince del tutto.>>

<<Beh, è pur sempre di Pino che stiamo parlando. Dovrei guidare quella sua vecchia limousine, se così la vogliamo chiamare>>, disse Claudio mentre teneva d’occhio moka e fiamma. Il caffè guardato a vista si dice non esca mai, ma tant’è, non gli si può togliere gli occhi di dosso.

<<Me la ricordo! È quella macchinona nera che trovò in offerta da quei suoi amici. Quella per la quale quasi si lasciava con zia Chiara>>, affermò Dalia, ormai già vestita e pronta ad uscire, in attesa del caffè. Durante queste operazioni mattutine i suoi occhi prima restavano coperti dai lunghi capelli in una ridicola frangetta gigante e dopo averli pettinati si mostravano, ma sempre chiusi. Un dettaglio quello che faceva ammattire Claudio. Come faceva a prepararsi in quello stato? “Ma chi sei, Mr. Magoo?”.

<<Esatto, proprio quella. Dice che dovrei scarrozzare un tizio, un pezzo grosso.>>

<<Papà, che genere di pezzo grosso?>>, chiese Dalia, ora preoccupata e più che mai sveglia.

<<Non lo so, dice che per motivi di sicurezza può solo darmi un indirizzo e un orario>>, affermò Claudio con una punta di mistero. La richiesta di Pino era si particolare e potenzialmente pericolosa, ma sentiva di potersi fidare per una volta del terribile fratello.

<<Secondo me è il Papa!>>, aggiunse con un enorme sorriso. Il caffè intanto iniziava la sua decisa risalita lungo il “camino”. Padre e figlia si scambiarono un rapido sorriso, rassicurando quest’ultima sulla gravità della situazione. Claudio si girò immediatamente udendo i primi borbottii della macchinetta. Era considerabile un’onta insanabile non girare il caffè immediatamente alla prima avvisaglia di uscita, rendeva l’intero lavoro un disastro. Grazie, mamma.

<<Vabbè, quindi posso stare tranquilla?>>

Claudio si prese tutto il tempo per rispondere, facendo salire inutilmente la tensione. Le sue energie dovevano essere tutte dedicate alla perfetta realizzazione del nettare supremo.

<<Papà, non farmi incazzare!>>

Pronto, era tutto pronto. Il momento solenne della mescita era uno dei suoi preferiti, in quanto a differenza della preparazione del caffè prevedeva un’accortezza diversa, più speciale e particolare a seconda del “cliente”. Dalia prendeva il suo caffè con un cucchiaino e mezzo di zucchero di canna. Non uno, non due, né tantomeno un cucchiaino stentato, ma un cucchiaino bello pieno e uno a metà.

<<Andrà tutto bene>>, disse porgendole la tazzina. Dalia gli credette e sorseggiò il caffè nei suoi canonici tre movimenti, imitata quasi all’istante dal padre. Posarono le tazzine l’una vicino all’altra.

<<Quindi adesso aggiungerai anche chauffeur al curriculum?>>

<<Quale curriculum?>>

Lei lo guardò con quel suo sorriso disarmante e i due si unirono in una fragorosa risata. L’ultimo momento felice di quella giornata…

In testa non aveva che le confuse parole del fratello, la spiegazione così vaga eppure così convincente di quel lavoro e le rassicurazioni sull’assoluta legalità di ciò che stava andando a fare. Forse era per questo che quella mattina più di altre gli erano tornate in mente tutte le raccomandazioni di sua madre su come fare il caffè e del rituale ad esso annesso. Erano cose ormai insite nel suo dna, dei movimenti così ripetuti e provati che non ci faceva più caso. Ma non quella mattina. Quelle parole, quegli antichi insegnamenti gli erano utili per esorcizzare il germe della paura che nonostante tutto stava crescendo in lui. Perché aveva accettato allora? Perché non aveva tirato avanti nonostante l’apparentemente ghiotta occasione?

Aveva letto qualcosa di diverso in Pino quella volta. La sua non era solo un’offerta, ma celava altro. Suo fratello gli stava in un qualche modo bislacco chiedendo aiuto e si sa, certi riflessi condizionati da fratello maggiore non li perdi mai.