red hot chili peppers

Black Limo #5

5.

Pino gli lasciò trovare sotto casa la macchina. La “Limo” era una tipica berlina dei primi anni Novanta, leggermente allungata, diciamo delle dimensioni di una station wagon. Il “fratellino” ci aveva battuto la testa per quasi un anno dietro quell’occasione. Giovanni detto “o scippatore” gli aveva messo la pulce nell’orecchio poco prima del Natale del ’99, proponendogli un affare a sua detta imperdibile per quella vettura. Questo genio della compravendita aveva ottenuto quel soprannome non perché fosse un poco di buono o un ladro, ma semplicemente per la sua soprannaturale capacità di soffiare gli affari ai suoi concorrenti durante delle aste non proprio trasparenti. Teneva uno spaccio nella traversa poco dopo l’incrocio di casa loro dove si poteva trovare veramente di tutto, dai gioielli alle Fender “originali”. Teneva, appunto, perché nel 2002 fu beccato dai “guardi” mentre rincorreva un gruppo ladri che lo avevano appena svaligiato della “roba sua”. Che poi vallo a spiegare il concetto di proprietà…

Il bolide era lì, impenetrabile allo sguardo in quella sua nera totalità. La chiave era semplice, ma spessa ed era collegata a un portachiavi peloso color lilla. Sì, una palletta di pelo lilla era il portachiavi associato a quella vettura nera e terribile. Pino sarà stato anche un criminale, ma aveva un senso dell’umorismo che faceva sempre cedere Claudio, il suo vero punto debole nei confronti del fratellino. Inserita la chiave la girò e uno scatto secco confermò immediatamente l’apertura centralizzata delle porte. Claudio fece per aprire la portiera dal lato del guidatore e non poté fare a meno di notare il vetro fumé che circondava l’intera limo e quasi credette non si potesse vedere attraverso. Una volta sedutosi al suo posto e richiusa la portiera si accorse chiaramente che dall’interno era tutto visibile, anzi, pensò che per certi versi da quella prospettiva il mondo sembrava filtrato e più chiaro.

Per essere una macchina di una certa età era tenuta benissimo; gli interni in pelle non mostravano i segni del tempo e le rifiniture in “oro” erano pacchiane esattamente così com’erano state pensate originariamente (sebbene leggermente opacizzate dal tempo). La seduta era spaventosamente comoda e le braccia cadevano con scioltezza sullo sterzo in un gesto che risultò naturale e allo stesso tempo terribile per Claudio. Si era talmente perso nei propri pensieri da non rendersi conto di aver già messo in moto la vettura. Il monolite nero ruggì all’accensione per poi lasciarsi andare a un ridicolo scoppiettare del motore, come un vecchio borbottante sui tempi andati e contro le macchine moderne che vedeva sfrecciare nell’altro senso di marcia.

Aveva inconsapevolmente iniziato quel giro di prova e se n’era reso conto solo nel momento in cui aveva notato di non aver allacciato la cintura di sicurezza. Con un gesto rapido risolse quella mancanza in un suono che sembrò un sibilo (la cintura cadeva perfettamente senza costringerlo). Una volta raggiunta una moderata velocità la macchina risultava decisamente silenziosa, quasi indifferente al traffico. Il quadro elettrico non era particolarmente illuminato e anzi a stento si riusciva a leggere la velocità a cui si viaggiava. In compenso c’era un comodissimo conta giri, che per chi come Claudio ama guidare è una vera e propria benedizione. In questo modo non si rischia mai di trattare male la propria automobile e anzi si può gestire la salute stessa del bolide in maniera ottimale. In più Claudio pensava soprattutto a contenere i costi.

Sebbene la lunghezza facesse pensare al contrario, in realtà la Limo era facilmente governabile e anzi per Claudio risultò un vero e proprio viaggio di piacere quello che stava effettuando. Fermo al semaforo poté far caso al cruscotto. Non si era reso conto che sebbene non fosse accessoriato con un’autoradio moderna, niente porte Usb o touch screen per intenderci, c’era comunque un lettore cd. Claudio si chiese se fosse possibile trovare addirittura qualche disco, magari proprio nel vano porta oggetti. Il silenzio era sicuramente totale e accogliente, ma non teneva la compagnia del buon rock ‘n roll. Il giorno dopo avrebbe ospitato il suo nuovo datore di lavoro e chissà che genere di musica gli sarebbe piaciuta. Si era immaginato un uomo grassoccio, vecchio stampo, dal fiato pesante e dalla voce petulante, insomma la sua idea di un Senatore della Repubblica. No, un tipo del genere ascolta vecchie canzonette di quando era piccolo e rimpiange il fascismo, di certo non il rock. Mentre attendeva il verde del semaforo si lasciò definitivamente andare alla curiosità e cercando nel portaoggetti trovò in effetti dei cd. Con enorme sorpresa scoprì che Pino aveva degli ottimi gusti. Metallica, Pearl Jam, Nirvana, Les Zeppelin, Red Hot, My Mourning Jacket persino Springsteen! Fu particolarmente attratto da un disco masterizzato in casa di vecchie B-side dei Peppers e così senza pensarci lo inserì. Partì la loro cover di Search and Destroy, un brano reso famoso da Iggy Pop. Notò che il semaforo per i pedoni si era fatto giallo e mentre innestava la prima si rese conto di essere osservato. Alla sua sinistra due ragazzi in motorino usciti direttamente da una stagione di Gomorra lo scrutavano cercando di capire chi fosse alla guida di quella strana vettura. Spazientito distolse lo sguardo solo per notare altri due motorini alla sua destra, sempre di grossa cilindrata e guidati da personaggi della stessa risma.

Il semaforo si fece verde e Claudio fece attenzione a non partire di colpo mostrandosi spaventato, ma lo era. Antony Kidis si lanciò nel ritornello urlando a squarciagola cercando di coprire l’acida chitarra di John Frusciante, mentre la Limo e i suoi inseguitori si dirigevano verso l’incrocio successivo.