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Black Limo #7

7.

"Prendi fiato", continuava a ripetersi Claudio. "In fondo non è nulla di nuovo".

Ma purtroppo la scena cui suo malgrado aveva appena assistito sembrava essere la più beffarda delle verità. Lo sapeva benissimo che suo fratello era ormai morto e sepolto. Morto da quella notte di novembre, finito da quell'atto raccontato con tanta semplicità e con divertimento. Quella piccola vocina dentro la testa di Claudio che non volle credere a quella storia all'epoca, ormai era un flebile sussurro portato dal vento. Suo fratello era morto quella notte di tanto tempo fa, così come morti erano quei corpi che adesso trascinava chissà dove e che aveva accoppato per chissà quale ragione.

Faticò a ragionare dopo le parole di Pino. “Questo, Claudio. Io sono questo” gli aveva detto. Contrariamente a quanto si aspettasse non aveva effettivamente altro da chiedere al fratello, né tantomeno aveva alcuna intenzione di uscire dalla limo e aiutarlo nelle sue faccende. Lo sapeva, l’aveva sempre saputo chi o cosa era diventato e adesso doveva solo mettere in pratica una sorta di automatico piano di difesa già presente nel suo organismo e a cui aveva lavorato inconsciamente negli anni. Non poteva più avere a che fare con suo fratello. Pino rimase immobile, mentre l’autovettura partì sgommando a tutta forza lontano da quel massacro dal motivo ignoto. Il volto dell’assassino si contrasse in un’espressione seccata, come se Claudio stesse avendo una reazione da ragazzino. Fatto sta che la limo ormai era lontana dallo sguardo di Pino, ma Claudio non rallentò neanche un secondo fino a casa sua.

Passò effettivamente nel suo viale, ma un impulso improvviso gli fece pensare che forse non sarebbe stata una buona idea. In fondo nel bagagliaio di quella vettura era stato legato e imbavagliato un malvivente di lì a pochi minuti prima. Rimise subito in moto e fece per allontanarsi il più possibile da casa sua e dalla sua Dalia. Guidò per quasi un’ora finché non si sentì al sicuro e lontano da sguardi indiscreti. Decise quindi di lasciare la macchina in una strada anonima di periferia, da cui si sarebbe allontanato a piedi. Spense il motore e fece per uscire, quando una mano calò pesantemente sulla sua spalla e lo spinse nuovamente all’interno dell’abitacolo. Incredulo Claudio vide suo fratello richiudere il suo sportello e una volta fatto il giro entrò dal lato del passeggero e si sedette in silenzio per quelli che sembrarono dei secondi interminabili.

Quando alzò lo sguardo il suo volto era contratto in un sorriso sgraziato, ma al tempo stesso molto dolce.

<<Devo ammettere che questa volta non sono stato molto sincero con te>>, disse Pino.

Un altro interminabile silenzio.

<<Ma sappi che fa tutto parte di un piano che ha come unico scopo il tuo bene e quello di Dalia.>>

<<Il mio bene…>> a Claudio tremavano le mani, appoggiate pesantemente sul volante, e la voce era sottilissima.

Prese violentemente Pino per la collottola e lo guardò carico d’odio dritto in quegli occhi che aveva conosciuto vivaci e solitamente indiavolati. In quel momento lo sguardo del fratellino era più che mai inquietante proprio per la insolita tranquillità che trasmettevano. Incurante di questo dettaglio lo strattonò violentemente.

<<Ti rendi conto di cosa ho dovuto assistere? Lo capisci che adesso sono un complice? Io! Complice di un delitto!!!>>

Pino allargò ulteriormente il suo ghigno e con estrema cura bloccò i polsi del fratello, staccandosi le sue mani di dosso. Claudio non poté che assecondare il gesto per non farsi male.

<<So benissimo cosa ho appena fatto e come ti dicevo l’ho fatto per te>>, disse Pino. <<Così come so benissimo che ora come ora ti sembra di impazzire e non capirai subito il mio gesto.>>

Claudio tirò via le mani dalla morsa di Pino e ascoltò inerme le sue parole.

<<Questo non era il lavoro che volevo passarti…>>, rivelò Pino utilizzando un tono paterno, quasi rassicurante. Peccato che in quella frase Claudio ci trovasse ben poco di cui fidarsi.

<<Il tuo compito resta quello di accompagnare in giro una certa persona e credimi, quello a cui hai assistito oggi ti servirà>>, disse Pino ora cercando di scuotere Claudio, scandendo parola per parola, affinché fosse tutto chiaro.

<<In che guaio mi stai cacciando, Pino?>>

<<Nessun guaio, se fai come ti dico. Questa è un’occasione unica.>>

Con un gesto particolarmente solenne Pino estrasse da una tasca interna del giubbino una busta sigillata. La passò con altrettanta cura e con un gesto teatrale a Claudio, il quale dopo un istante di titubanza decise di prenderla.

<<Dentro questa busta ci sono i dati del tuo passeggero, dove vi incontrerete e dove dovrai portarlo domani sera.>>

Claudio fissò a lungo la busta senza aprirla e cercò per quanto possibile di evitare lo sguardo del fratello.

<<Perché dovrei fidarmi di te, Pino? Perché dovrei continuare a fidarmi di te dopo quello che mi hai costretto a vedere? Di cos’altro vuoi rendermi complice?>>

Pino pose una mano sulla spalla del fratello, ma senza alcun segno di minaccia, affettuosamente.

<<Quello di cui sei stato testimone ti servirà per quello che andrai a fare, ma non lo capirai subito il perché>>, aggiunse Pino, ora ponendo l’altra mano sulla busta, senza distogliere lo sguardo da quello di Claudio. <<Questo lavoro può finalmente darti una stabilità, anzi, può rappresentare un nuovo inizio per te e Dalia. Purtroppo non sarà così semplice e richiederà l’unico sacrificio che non hai mai voluto fare.>>

Claudio sembrò iniziare ad avere una reazione stizzita, ma notò qualcosa di strano in Pino. Il fratello aveva per la prima volta in quella conversazione distolto lo sguardo e adesso con il capo chino sembrava essersi improvvisamente rattristito. Sentì addirittura dei singhiozzi dimessi e quasi impercettibili. Pino stava piangendo.

<<Non sono mai riuscito a dimostrarvi quanto vi voglia bene, Clà. Lo so che sono sbagliato, ma ve ne voglio! Non sono mai stato il fratello ideale, ma questa volta ho fatto tutto per te e lo vedrai. Purtroppo non vedrai solo questo…>>, ormai strozzato dalle lacrime Pino si lascia andare e abbraccia tremante il fratello incredulo.

Rimasero così abbracciati a lungo in quel momento doloroso e terribile, eppure così carico di significati e di amore da far male. Poi con una gentilezza che mai ha avuto modo di mostrargli, Claudio si allontanò e accarezzò dolcemente il fratellino.

<<Mi hai messo in un bel guaio e da qui in poi ho paura che andrà sempre peggio. Tuttavia mi sa che non posso più rifiutarmi, è così?>>

Pino si limitò ad annuire.

<<La persona che devo accompagnare è solita fare cose assurde a cui io dovrò fare da testimone per forza. È così?>>

Un altro cenno di assenso con la testa.

<<Pino, dovrò scarrozzare un boss?>>

Pino si riprese dal momento di commozione e adesso serissimo incrociò di nuovo lo sguardo con il fratello.

 

<<Peggio, Claudio. Un onorevole.>>

 

Il gelo di quella strada inospitale e isolata si fece se possibile ancora più terribile.