Lunga vita ai film brutti

Pensateci, quante volte evitiamo di andare a vedere un film oppure ne esprimiamo un'opinione tutta basata su giudizi altrui, appunto solo perché è ritenuto da critica e/o pubblico un prodotto non meritevole?

Viviamo un'epoca in cui l'opinione degli altri, di tanti imprecisati "altri", influenza gran parte delle nostre scelte, tanto che difficilmente riusciamo a creare una nostra opinione circa i prodotti dell'industria culturale. Di chi è la colpa di tutto ciò? Di tante componenti, su tutte un appiattimento culturale generico (particolarmente nel panorama italiano) e nella critica, incapace di mantenere la propria posizione e motivo d'essere. Sostanzialmente è scomparsa la politica propriamente detta dalla cultura. Qualcuno potrà obiettare che questo sia un bene, ma sappiate solo che non si può fare Arte senza un messaggio politico, ma questa è un'altra storia...

Tornando a noi, sono sicuro che come chi vi scrive anche voi abbiate tanti piaceri proibiti, siano essi delle serie tv largamente odiate o bistrattate, o film ritenuti dei flop di botteghino e/o critica. Ebbene questi e tanti altri prodotti "non perfetti" sono preziosissimi ai fini di una sana vita culturale. Ci permettono sostanzialmente di formare il nostro senso critico e anche solo constatare e accettare "l'errore" nell'aver deciso di vederli equivale a un passo in avanti, a una lezione. Questa riflessione, lo dico a scanso di equivoci, nasce dalla mia recente visione di Valerian e la città dei mille pianeti, un film che Luc Besson ha inseguito per tanto tempo e, come spesso accade con queste fantastiche chimere della storia del cinema, non è stato all'altezza delle aspettative.

Il film non è "brutto" né "bello", ma è un onestissimo tentativo di adattamento da parte dell'eclettico regista francese di una serie di graphic novel nata sul finire degli anni Sessanta. Non voglio di certo farne una recensione in questa sede (né ne troverete di altre su queste pagine, questo dovrebbe essere chiaro ormai), ma mi interessa molto ragionare rispetto a quello che film di questo tipo possono lasciare nello spettatore. Si diceva non è un film riuscito, forse questo è il commento che più mi sento di dare, ma ci sono tantissimi di quegli spunti interessanti che fanno di questo prodotto una vera e propria espressione artistica sotto la falsa forma di mero oggetto di consumo.

Nelle fattispecie nasce con l'intendo di essere un grande "blockbuster" che guarda all'America con un gusto tutto europeo, ma inevitabilmente si sporca di quegli stilemi tipici di Besson, con i suoi tratti distintivi che sfociano spesso nell'autorialità "da cassetta". Da un momento in poi il film fa decisamente storcere il naso per varie evidenti e fastidiose criticità che ne inficiano la qualità complessiva, eppure non ho potuto fare a meno di pensare ai miei soldi come ben spesi. Sì, perché a prescindere da ciò che mi aspettavo ho visto un prodotto e l'ho analizzato secondo il mio punto di vista e gusto, facendomene una MIA opinione (positiva o negativa che fosse). Per farla breve e semplice mi sono anche annoiato a tratti, ma la forza di alcune cose che ha voluto esprimere il regista mi ha fatto capire il tipo di messaggio che voleva mandare e il fatto stesso di comprendere e analizzarne i motivi del "fallimento" non può che far parte di un processo di crescita del senso critico di uno spettatore.

C'è del brutto insomma, ma ci sono anche tante cose interessanti e che soprattutto provocano domande, pensieri e osservazioni. Arte.

D'altronde in questo caso parliamo proprio di un regista decisamente divisivo se si pensa ad altri suoi film come Il Quinto Elemento (un grande capolavoro incompreso) o lo stesso Lucy, dai toni e le intenzioni decisamente più commerciali. In sostanza parliamo di un artista che malgrado tutto riesce a comunicare qualcosa (e molto, anche troppo) a prescindere dalle intenzioni iniziali delle pellicole in questione. Credo che in questo ci sia la sostanza dell'argomento di questo blog.

Da Valerian compiendo un volo pindarico arrivo ad associarvi direttamente Cloud Atlas, un'operazione complicatissima e per nulla riuscita dei fratelli/sorelle Wachowski (non è per cattiveria, ma davvero risulta difficile capire come parlare di questi/e due cineasti/e senza sembrare politicamente scorretto, dato il loro recente doppio cambio di sesso!).

Una bellissima interpretazione delle varie (e complicate) linee temporali di  Cloud Atlas  sotto forma di poster.

Una bellissima interpretazione delle varie (e complicate) linee temporali di Cloud Atlas sotto forma di poster.

Cloud Atlas è un gran casino, uno di quei casini che risulta però difficile odiare e a cui tanto voglio bene. Un'operazione complessa e intricata, fatta di diverse linee temporali e di trama che si vanno a intrecciare in un unicum che cerca disperatamente di mantenersi coeso. Oltre ai già citati Wachowski firma la regia anche Tom Tykwer, regista di quell'altra chicca di Profumo - Storia di un assassino (2006) e i tre si dividono sostanzialmente gli episodi che vanno a comporre questo variopinto mosaico. Il tema alla base del film riguarda le storie, le nostre storie, e di come queste siano inevitabilmente connesse l'una con l'altra in una sorta di catena infinita di conseguenze e parallelismi. In sostanza si tratta di un mega esperimento di varie atmosfere e stili diversi e soprattutto un connubio di generi assolutamente pazzo e quindi irresistibile. Il film tirando le somme è però proprio"brutto", ma è talmente evidente la sua natura sperimentale che affascina terribilmente. Sembra qualcosa venuto da una sala montaggio del Tremila! L'idea di base di utilizzare un unico cast che si maschera di volta in volta per interpretare i personaggi più disparati funziona in maniera altalenante, così che in alcuni casi risulta addirittura ridicolo (non me ne vogliano i succitati perbenisti, ma se un'attrice ha dei tratti orientali, non è esagerando con il trucco che sarà credibile come una donzella della campagna americana ottocentesca; per non parlare del povero Jim Strugges versione eroe di Neo Seul). Ma come questa ci sono mille e più idee azzardate e geniali sulla carta, le quali però hanno una riuscita pessima nella messa in scena. Ma come si fa a non amarli? Questi registi (e basta, oh, ne parlo al maschile!) ci hanno da sempre abituato a scelte forti e audaci, e in molti casi ci mettono di fronte a prodotti fortemente caratterizzati e polarizzanti. Probabilmente l'unico caso in cui sono riusciti sì a shockare, ma con risultati decisamente positivi e scrivendo il loro nome nella storia del cinema, è stato con quel capolavoro (e badate bene in questo caso il termine è assolutamente calzante) di Matrix. In ogni caso parliamo di cibo per la mente, nel bene o nel male. Cinema questo in grado di muovere i meccanismi della mente e di inviare messaggi e suggestioni, di mettere in moto le nostre anime e far nascere dibattito. Amen.

Vogliamo poi parlare di quante commedie vengono bollate come pessimi film impedendo spesso allo spettatore medio di godere dell'immacolata visione di grandi capolavori come Zoolander o il mio vero e proprio guilty pleasure quale è Due Single a nozze? Film di questo tipo di certo non entreranno mai a far parte di una lista di papabili premi oscar e anzi, forse in un decennio verranno assolutamente dimenticati, ma non possiamo lasciare che sia una vaga e imprecisata opinione comune a impedirci di nutrirci di queste grandi opere (sì, sto marcando la mano di proposito).

Insomma, l'avrete capito, con film "brutto" voglio intendere quei film che rappresentano un azzardo,  qualcosa di non accettato e di successo per il grande pubblico o la critica, ma che abbia comunque in sé delle caratteristiche tali da diventare importanti per noi! Sarebbe stato più appropriato forse fare una disamina circa lo strapotere dell'opinione della rete e della sempre più tangibile mancanza di una vera e propria critica, ma rinvierei questo tipo di discussione a un altro intervento. Proprio mentre vi scrivo è uscita un'interessantissima intervista a Dio...ehm...a zio Martin Scorsese, il quale si interroga su alcuni punti della nostra discussione e io in qualità di umile servo ve la linko come farei con qualsiasi Verbo sacro. 

L'INTERVISTA A ZIO MARTIN

Spero di essere stato abbastanza chiaro con il punto in questione e se così non fosse vi invito a farmi una beeeeeeeeella recensione negativa. Tanto l'importante è quello, no? Per favore, però, non scendete sotto le 2 stelline...