Dunkirk, manifesto del Cinema post streaming

Come spesso accade in seguito all'uscita di un film di Christopher Nolan, pubblico e critica si dividono equamente nei soliti due schieramenti: chi lo denigra, considerandolo un grande bluff e chi lo esalta a miglior regista contemporaneo. In particolare all'uscita italiana di Dunkirk (sottolineo quella nostrana, perché come spesso accade il film nel resto del mondo è uscito molto prima) il film ha spaccato in due il mondo della critica del belpaese (molle come un formaggio insomma). Ci sono stati anche dei veri e propri attacchi concettuali alla poetica nolaniana e alla figura stessa del regista, forte a detta degli accusatori di un potere mediatico tale da spostare l'attenzione rispetto al prodotto in sé, ritenuto appunto da questi alquanto scadente. Di solito sarei portato a dire che la verità sta nel mezzo, ma non in questo caso.

Sì, sono un Nolaniano convinto da quasi sempre direi. Sì, chiudo più di un occhio sugli evidenti buchi di trama in alcune delle sue pellicole. Sì, trovo che sia un regista assai poco seducente e a volte troppo freddo. Ma stiamo parlando di uno degli ultimi baluardi del Cinema propriamente detto.

Vi ricorda niente questa immagine?

Vi ricorda niente questa immagine?

Chrisopher Nolan non sforna pellicole (e badate bene non uso questo termine a caso) con la stessa periodicità di un cinepanettone, ma anzi, pondera a lungo ogni singolo aspetto di ogni suo film, anche il più commerciale (si veda la trilogia de il Cavaliere Oscuro come reference). Il risultato è un lavoro fatto di amore per il Cinema stesso, completo in ogni suo dettaglio e magnifico per la capacità di spettacolarizzazione degli aspetti più disparati delle vicende di cui narra. Ha sperimentato quasi ogni genere e sottogenere (a parte la commedia, ma lì c'è un oggettiva difficoltà di spirito a mio avviso) e ha spesso riscritto le regole dei generi spesso di cui tratta. Lo ha fatto coi cinecomic con la trilogia su Batman, così come con Interstellar per la Fantascienza e adesso con Dunkirk, cimentandosi con la Guerra, ma sempre dal suo particolare punto di vista.

Un regista cervellotico, non di pancia. Un artista che rielabora secondo la propria visione temi grandi o piccoli che siano restituendo allo spettatore la sua poetica indipendentemente da trama, contesto, attori e appunto genere.

Perché in particolare Dunkirk divide? Perché è un film perfettamente aderente ai canoni del genere eppure completamente avulso da alcuni suoi stilemi. Il film esplora ulteriormente il tema tanto caro al regista del Tempo, rielaborandolo a suo piacimento con uno stratagemma di sceneggiatura che da pura forma diventa contenuto. In parole povere è un film di guerra in cui la guerra non è particolarmente presente, o meglio ancora non come siamo stati abituati a conoscerla. Fateci caso, non si vede un tedesco che sia uno e questo in un film sulla Seconda Guerra Mondiale è quanto meno atipico. Qui non c'è la necessità di mostrare un "nemico", ma di riconoscere il male nelle avversità provocate dalla guerra stessa. Un ritorno a casa impossibile e infine per nulla eroico da parte di un paese disposto a sacrificare gran parte dei propri uomini data la difficoltà dell'impresa, in vista dell'imminente assedio. Il messaggio è chiaro: non c'è nulla di eroico nella Guerra in quanto tale. Gli eroi del film sono quelli disposti a sacrificare il proprio tempo per donarlo agli sventurati rimasti sulle coste di Dunkerque (la polemica poi sulla mancata traduzione della località in questione l'ho trovata tra le più ottuse e senza senso degli ultimi anni). L'eroe è ad esempio (e su tutti data la magistrale interpretazione) Tom Hardy, nelle vesti del pilota dello spitfire condannato a volare fino a esaurimento del carburante. Non sa in sostanza quanto tempo gli rimanga, eppure lo dona a quegli sconosciuti lì sotto, in cerca di un modo per tornare a casa, quella home che un ottimo Kenneth Branagh nei panni del Comandante Bolton scruta con bramosa nostalgia durante tutto il film. Il Tempo quindi che si intreccia in tre linee narrative/temporali diverse. Che sia una settimana, un giorno o un'ora o che sia per tutta la durata della guerra è tutta una questione di Tempo, perso, donato, ritrovato.

Un film dunkirk assolutamente da vivere al cinema e qui arrivo al punto della questione. Da troppo tempo ormai c'è una certa tendenza a minimizzare l'impatto del Cinema nell'immaginario collettivo e questo avviene a causa del mutare delle modalità di fruizione del prodotto. Sempre di recente lo stesso Nolan è stato protagonista di un accenno di polemica nei confronti delle nuove piattaforme di streaming, in particolare di Netflix. A sua detta infatti non avrebbe alcuna intenzione di produrre un film per tali piattaforme, scatenando un polverone e successive prese di posizione. Un fenomeno quello dello spostamento della produzione cinematografica anche e soprattutto verso nuovi lidi come internet e i servizi di streaming che rappresenta una realtà ormai consolidatasi e in poco tempo. Basti pensare che per il suo Irishman Martin Scorsese ricorrerà alla produzione di Netflix, mettendo sul banco un cast mica male per un film che uscirà ad esclusiva di tale piattaforma. Ecco, quello sarà un vero banco di prova per capire quale sarà il futuro della produzione. Ma torniamo a noi...

I due grandi registi condividono oltre alla passione per il mezzo, un grande e profuso impegno per la conservazione e la reintroduzione decisa dell'uso della pellicola. Non a caso Nolan è stato uno dei primi e il più solerte utilizzatore delle pellicole Imax e dei formati "giganti", ormai caduti il largo disuso nell'epoca del digitale ad ogni costo. Non solo, ma ad oggi è uno dei pochi registi ad altissimo budget che preferisce l'utilizzo degli effetti speciali alla computer grafica (ampiamente osservabile nelle scelte per la trilogia de il Cavaliere Oscuro). Insomma Nolan rappresenta al tempo stesso un conservatore e il più poetico innovatore dell'arte cinematografica.

Dunkirk è un film che va vissuto solo ed esclusivamente al cinema, in una sala Imax se possibile. Rappresenta l'ennesima impresa tecnica e stilistica di un regista, di un autore sempre alla ricerca di un perfetto connubio tra forma e contenuto. Un mago, un prestigiatore che ti fa guardare esattamente dove vuole, mentre di nascosto elabora il trucco, l'artificio. Poi per carità, eh, liberi di non farvelo piacere. Il punto qui è che un film del genere rappresenta perfettamente il perché ancora oggi il cinema sia in assoluto la forma d'arte più coinvolgente e in grado di esprimere i propri messaggi con una forza che non ha eguali. Un evento totalizzante e capace di rapire noi e la nostra concentrazione, sempre più in bilico ormai tra consumatori e consumati dai prodotti stessi.

Perciò, fatevi un favore e andate in sala, spesso e volentieri. Con buona pace di certi vecchi tromboni...