I've GoT to go - Il Trono di Spade è morto, lunga vita al Trono

SE NON HAI VISTO L’ULTIMO EPISODIO DI GAME OF THRONES, SAPPI CHE QUI CI SARANNO SPOILER, OVVIAMENTE

Ed è quindi successo. Game of Thrones è finito, concluso, terminato. La sua ultima puntata, come tutta l’ottava stagione, ha diviso pesantemente critica e pubblico, con gente soddisfatta e indignados sia da una parte che dall’altra.

Come ribadito nel precedente articolo, le scelte degli autori di quest’opera non sono a mio avviso contestabili. Sono loro infatti i custodi unici dei segreti e dell’essenza dei personaggi che ci hanno raccontato e quindi, come per Avengers: Endgame, Lost, Breaking Bad, Il Ritorno del Re, Chinese Democracy, How I met your mother e tutti i finali contestati che possono venirvi in mente, questa versione resta l’unica possibile.

Quello che vorrei esprimere è quanto Il Trono di Spade abbia lasciato un’eredità pesante e importante all’interno del panorama seriale contemporaneo (ma davvero?) e di diritto rientra nel novero di quei prodotti rivoluzionari della nostra epoca. Se infatti Il Signore degli Anelii, l’ultimo grande kolossal della Storia del Cinema, aveva riscritto da solo l’idea stessa del fantasy (e non solo) per gli anni a venire, la serie tv adattata dai libri di George R. R. Martin ha saputo unire sapientemente gli elementi delle migliori opere del momento per declinarli secondo quel genere fantasy che tanto faticava in tv. Per ceti versi potremmo dire che Got è stato il LOTR della tv. La sagacia di Peter Jackson fu proprio quella di guardare al genere fantasy con un occhio moderno, ma soprattutto parecchio in linea con il mezzo prescelto. Il risultato è stato puro Cinema. Allo stesso modo i celeberrimi David Benioff e Dan Weiss, showrunner della serie soprannominati non a caso D&D, hanno saputo mescolare gli stili e le caratteristiche della grande serialità televisiva con i tropi del genere. Game of Thrones è infatti stata spesso tacciata di essere una grande soap-opera con le spade e i draghi e tutto sommato io questa critica non l’ho mai capita. Già di base significa porsi in una posizione un po’ saccente, guardando dal basso tale genere, ma di fatto con l’intrattenimento seriale e in particolare con quello televisivo, si sta parlando di vera e propria arte popolare, quindi la soap non è per nulla qualcosa di “basso”. Il modo in cui sono state fatte le cose è sempre stato carico di stile, atmosfera e ottima scrittura.

A livello mediatico, mi viene in mente solo l’MCU, l’universo cinematografico Marvel, che abbia avuto una risonanza così forte in tutto il mondo. Parlando di numeri, per intenderci, il solo finale della serie, nonostante la polemica era ormai scattata già dalla terza puntata, ha fatto registrare il record assoluto di pubblico per la HBO, con ben 19,3 milioni di spettatori incollati allo schermo. Se a questi sommiamo tutti noi che non abbiamo accesso a tali canali e chi ha reperito la serie in altre maniere, stiamo parlando di un prodotto che ha conquistato l’attenzione di una fetta impressionante dell’Umanità. E questo già di per sé porta un’enorme responsabilità e difficoltà di gestione.

Petizioni, petizioni ovunque!

Petizioni, petizioni ovunque!

Ora, lo so, voi siete qui per sentirmi parlare o bene o male dell’ultima puntata. Devo dire che il compito è alquanto gravoso, ma per toglierci la patata bollente dalle mani dirò subito che il finale mi è piaciuto. Mi è piaciuto perché ho trovato tutto molto umano, dai personaggi alle conseguenze delle loro azioni. La grande forza della serie è sempre stata di sapere riportare all’umano situazioni che trascendevano il piano del credibile. Ho pensato che tutte le risoluzioni per ciascun personaggio siano state ben centrate. A livello di messa in scena, la puntata è stata emozionante, con delle interpretazioni che finalmente hanno raggiunto l’apice della stagione (insieme alla 8x05, perché so che mi odierete nel sentirmelo dire). La tensione, lo svolgimento e le risoluzioni sono state davvero coinvolgenti, e non ho mai perso il contatto con la narrazione per tutto l’episodio.

Detto ciò, in queste settimane di discussioni, petizioni, recriminazioni, scandali, lacrime, polemiche e forconi, ho capito fondamentalmente il mio personale problema con questa stagione e credo sia il vero problema della ricezione generale del pubblico. Mi sento infatti di dire che la critica comune a molti riguarda l’eccessiva repentinità di alcune scelte narrative e della generale impressione di voler correre verso la conclusione di questa storia. E devo dirvelo, avete ragione, abbiamo ragione! Se le ultime due stagioni fossero state scritte nel solito format della serie, con 10 episodi a testa, forse il risultato sarebbe stato molto più garbato e coerente con lo stile dell’intero prodotto. Ciò che è mancata soprattutto in questa stagione è stato lo svilippo orizzontale della narrazione. Come molti di voi sapranno, le serie, ma in realtà le storie in generale, quando sono ben realizzate si sviluppano su un piano orizzontale, che riguarda la trama principale e il suo intreccio, e tante altre trame “secondarie” dette verticali. Presi singolarmente gli episodi di questa stagione hanno tutti uno svolgimento in linea con la qualità generale della serie e molti mi hanno anche emozionato più di tanti altri. L’unica eccezione è stata la 8x04, che a mio avviso ha rappresentato davvero il punto più basso della serie, sia per alcune scelte narrativamente assurde e per una recitazione mai così macchiettistica (lasciamo perdere lo #StarbucksGate). Il vero problema a mio avviso dell’ottava stagione, sta nella gestione della narrativa orizzontale, e il punto massimo di questa mia teoria è rappresentato dalla 8x03, La Lunga Notte tanto attesa e temuta. Ci troviamo in un contesto fortemente metanarrativo, dato che la mia disamina parte da un concetto semplice: lo spettatore sa che mancano 3 puntate. Quella che doveva essere la vera minaccia e la vera storia di tutta la serie, viene risolta in un episodio sulla carta epico, purtroppo con serissimi problemi di codifica video (il famoso “nun se vede un kaiser”), che a parte in alcune trovate visive e in un paio di scene ben costruite, sa troppo di un’enorme occasione mancata. Le stesse morti che avvengono in questo episodio sono effettivamente troppo buttate lì e stra telefonate. Insomma, non in stile GoT! È pur vero che però arrivati a questo punto dobbiamo poter credere che i nostri protagonisti non siano più invincibili e invulnerabili, soprattutto in un conflitto così anticipato e pericoloso, però è sembrato tutto un po’ approssimativo e poco carico di pathos e tensione.

Sono convinto che con le giuste tempistiche avremmo digerito tutte le scelte degli sceneggiatori, a cominciare da quella che io ancora non riesco a digerire e capire. Anzi, sapete una cosa? Il problema non è nel capirla, ma nella credibilità di questa parte della storia, ovvero la storia d’amore tra Jon e Daenerys. Sempre per il discorso della metanarrativa o meglio in questo caso della lore di una proprietà intellettuale come questa, è ovvio che capiamo perché questi due dovrebbero stare assieme. Insomma, Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, e dai…i due personaggi più popolari…però è proprio nelle tempistiche di questa linea di trama che non riesco a credere. Questo problema porta con sé giocoforza anche tutti i suoi sviluppi, per cui gli stravolgimenti dell’ottava stagione della loro storia, si avvertono come incoerenti o poco credibili.

Non è però il caso dell’improvvisa follai manifestata dalla stessa Daenerys. No, in quel caso le ho creduto. Sono stato con lei, ho visto in quegli occhi tutte le peripezie che ha dovuto affrontare, ho visto quel suo sguardo a inizio puntata, senza trucco, smorta, spenta, quasi uno zombie. Ho visto che il personaggio che ho conosciuto a inizio della serie era morto. Le ho creduto.

Cioè, dai…

Cioè, dai…

Poi, signori cari, voglio sottolineare come nel finale mi sia davvero commosso a sentire le parole del buon Tyrion, balzato di diritto in testa alla mia classifica dei personaggi preferiti della serie. Perché in fondo è di questo che si è parlato finora, di quello che lui sottolinea nel suo toccante discorso, di Storie. E allora proviamoci ad approfondirle queste storie e vedrete che capiremo ancora meglio tutte le scelte che sono state fatte. Di come Jon Snow, nato Aegon Targaryen, cresciuto bastardo Stark, divenuto uomo come Guardiano della Notte, catturato in tutti i sensi dai Bruti, protettore della barriera, tradito dai suoi stessi compagni, morto e risorto per volere del Lord della luce, abbia infine salvato il mondo dalla minaccia della donna che ama (bah) e che tutti noi anche amavamo, per poi ritirarsi nella vergogna e nel pentimento a nuova vita oltre il mondo del Regno. La storia di Arya, che cercando per tutta la sua vita un modo per vendicarsi, ha scoperto che esistono tante altre cose per cui vale la pena vivere (sì, anche quello), e adesso naviga verso terre inesplorate. L’avventura di Sansa, che lamentandosi per un’intera serie, subendo l’impossibile e incassando tutti quei colpi è finalmente diventata la vera protettrice del Nord, come forse nemmeno Ned Stark poteva sperare. L’incredibile viaggio di Bran lo Spezzato, il protettore di tutte le storie. Colui che per primo aveva messo in moto l’intera storia di questa serie, proprio perché instancabile scalatore, doveva andare a ficcanasare dove forse era meglio rimanere cechi, proprio come noi spettatori che abbiamo da subito imparato le regole di questo show.

L’amore incestuoso e terribile tra Cersei e Jamie e i loro percorsi così diversi, ma tragicamente convergenti. Le terribili scelte che hanno compiuto e l’impossibile cammino di redenzione che hanno intrapreso a singhiozzo. La loro è la storia più miserabile e che in tal modo doveva finire (e lo dice uno che sperava tanto in un grande gesto eroico di Jamie). La trasformazione di Tyrion, da caustico e tragico commentatore del terribile mondo che non l’ha mai accettato, a saggio consigliere, uomo pieno sì di difetti, ma dotato della giusta forza per accettarli. Il suo pianto di fronte ai cadaveri de due fratelli ci racconta proprio questo. Nonostante tutto non poteva fare a meno di amarli, forse la colpa più grande che sentiva in petto.

Dolcini…

Dolcini…

E poi ci sono le storie di Bron, tagliagole ingaggiato come guardia del corpo, che ha finito col diventare il migliore nel suo campo. Brienne, confinata nella sua condizione femminile a non poter essere il guerriero che vorrebbe, e che invece diventa cavaliere, scopre l’amore e lo piange, ma resta fedele al più importante dei tanti giuramenti che ha fatto, quello con sé stessa.

La storia soprattutto di Daenerys, nata dalla tempesta, regina di etc etc. La ragazzina destinata a reclamare il suo trono tra le fiamme e la distruzione, la madre dei draghi che tanta strada ha dovuto fare e tanti nemici ha annientato lungo la via. La portatrice della rivoluzione tra le fiamme, la distruttrice di catene. L’ideologa per eccellenza che incarna la grande denuncia dell’intera storia, di come un’idea per quanto giusta possa sembrare, deve avere dei limiti, altrimenti porta a ciò che abbiamo visto. Tradita e pugnalata da tutti, ogni volta che ha tentato di fare quel passo in più, troppo oltre il limite dell’accettabile. Solo i folli e dei soldati senza anima potevano seguirla fino in fondo e così è stato. La sua è ovviamente la più tragica delle storie raccontate dalla serie.

Le vicende che hanno circondato quel Trono, che proprio nel finale viene distrutto dalla Magia, incarnata da Drogon, inutilmente tornata in quel mondo che non la riesce ad riaccettare, troppo preso com’è dalle vicende terrene tra uomini. Perché è anche questa la storia di Game of Thrones, la storia di un’umanità che non “crede” più a nessuna magia, né al ghiaccio della Morte e del Re della Notte, né al fuoco dei Draghi. E Daenerys, in fondo, non è che la rappresentazione dello stesso mondo che vorrebbe “liberare” tra le fiamme e la distruzione.

Ah e poi c’è Sir Davos, che ha tenuto fede alla propria fame di Re dei contrabbandieri. È riuscito infatti, nello stupore generale, a sopravvivere a tante di quelle battaglie, sgusciando tra uno scontro e l’altro. Insomma, contrabbandiere di sé stesso fino in fondo.

Ecco, lo sapevo, alla fine più che un’analisi è stata l’ennesima fanboyata, ma che ci volete fare. Sono un entusiasta e amo le Storie. Quindi scusatemi se ho pianto quando Tyrion ha pronunciato quelle parole, ma mi hanno fatto perdonare tutte le scelte discutibili di cui sopra.

Quindi arrivederci Game of Thrones. Non sai quanto godrò nel rivederti, puntata per puntata.

Gli Stark, veri protettori delle storie.

Gli Stark, veri protettori delle storie.