avengers

Happy Birthday, Marvel Cinematic Universe!

Sono passati ben 10 anni dalla messa in moto della grande macchina di storie che è stata ed è l’Universo cinematografico Marvel o MCU (che bella cosa gli acronimi), e con l’uscita di Avengers: Infinity War si è chiuso (o si sta chiudendo) un ideale ciclo narrativo composto dalle 3 fasi pensate dalla casa di produzione.

Le pellicole Marvel sono diventate sinonimo di Blockbuster e ad oggi, anche a seguito dell’acquisizione da parte di Disney, rappresentano ad ogni uscita dei veri e propri eventi cinematografici. La grande scommessa che i Marvel Studioshanno vinto prevedeva il sogno di creare un franchise composto da tanti altri. Di fatto la strutturazione dei comic books di riferimento si è andata a sovrapporre perfettamente alla progettazione delle pellicole di questo universo narrativo. Il tipo di composizione delle storie è infatti simile se non identica alle uscite dei fumetti, con serie regolari le cui trame vanno in parte a convergere in una saga che coinvolga i personaggi di ogni altra serie. Numeri alla mano questi prodotti sono andati a conquistare incassi senza precedenti se visti nella loro interezza e un sempre maggior successo di pubblico e critica. Certo, tutt’ora non raggiungono l’impareggiabile seguito di Star Wars, ma essendo entrambi universi gestiti da Disney si fa sempre più evidente l’intenzione di fare assomigliare i due franchise come gestione, con la produzione di vari spin-off da accompagnare alla saga principale (nel caso dell’MCU si tratta dei vari Avengers).

Cominciò tutto nel 2008, in un clima di enorme scetticismo, con l’uscita di Ironman, di Jon Favreaue con la prima apparizione di Robert Downey Jr.nel ruolo che lo ha riportato alla ribalta come uno dei migliori attori della sua generazione. Intendiamoci, la Marvel aveva provato vari esperimenti nel corso degli anni, tra cui la trilogia su Blade, ma il momento della nascita dei veri Marvel Studios coincide proprio con Ironman. Il film aveva un budget ridotto rispetto ai blockbuster dell’epoca, eppure riuscì a ritagliarsi il proprio spazio in un’epoca in cui il cinecomic (il genere di film tratto dal fumetto) ancora non aveva la risonanza e la legittimità di un vero e proprio genere. Certo, c’erano già stati negli anni gli esperimenti di successo con la Warner/Dc e la saghe su Batman, la serie degli X-Men e quella di Spiderman, ma i Marvel Studios avevano in mente un tipo di produzione inedito, che si differenziava dal semplice sistema di sequel e prequel: voleva creare un vero e proprio universo narrativo interconnesso.

Ho un'idea: facciamo triliardi di dollari rendendo pheeghi i personaggi nerd per eccellenza.

Ho un'idea: facciamo triliardi di dollari rendendo pheeghi i personaggi nerd per eccellenza.

Così, nella fase denominata Fase Uno di questo loro progetto, Kevin Feigee soci produssero nel giro di quattro anni ben sei film: Iron Man, L’incredibile Hulk, Iron Man 2, Thor, Captain America – Il primo Vendicatore eThe Avengers. Dopo il successo del primo film, con uno straripante Robert Downey Jr., erano stati gettati i semi della possibile costruzione narrativa che avrebbe portato alla creazione del super gruppo dei Vendicatori, la squadra dei più potenti supereroi di casa Marvel, riuniti per difendere la terra. Certo, il film successivo, Lincredibile Hulk(2008) con Edward Norton, non ebbe molto successo, anzi…la nota positiva è che permise di continuare a tessere questa trama e aggiungere nuovi personaggi all’universo narrativo. La Marvel stava giocando duro, basta vedere i nomi coinvolti. Il sequel di Iron Man, dal titolo Iron Man 2(2010), vide in aggiunta al cast originale nomi come quello di Sam RockwellDon Cheadlein sostituzione di Terrence Howardnel ruolo di James Rhodes/War Machine, Scarlett Johansonnnel ruolo di Natasha Romanoff e Mickey Rourkenel ruolo dell’antagonista Whiplash. Una scommessa non da poco considerando che l’attore era sì tornato alla ribalta con il suo ruolo magistrale in The Wrestler(2008) di Darren Aronofsky, ma salvo per la sua interpretazione in Sin City (2005) mancava al mondo della Hollywood “che conta”, dei grandi successi commerciali, da parecchio. Questo sequel fu il punto di svolta, il momento in cui furono messe sul tavolo tutte le carte che i Marvel Studios volevano giocarsi. Molti dei personaggi introdotti saranno infatti dei collanti tra i vari film che stavano preparando, a cominciare dalla Vedova Nera interpretata dalla Johansonn, ma soprattutto nella figura di Phill Coulson, l’agente dello S.H.I.E.L.D. che avrà un ruolo fondamentale nell’introdurre Thor sulla terra nel film del 2011 di Kenneth Branagh. Il film del regista inglese ebbe un riscontro leggermente sottotono rispetto all’irresistibile Iron Man e il gusto tutto Shakespeariano del regista contribuì solo in parte all’introduzione del mondo Fantasy della Asgard di Thor. Se non altro ci fece conoscere Chris Hemsworthnei panni (quelle poche volte in cui è vestito) di Thor e un fan-favorite come Tom Hiddlestonnel ruolo del suo fratellastro Loki. Stesso discorso si potrebbe fare per il successivo Captain America – Il primo Vendicatore (2011). Il film ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale fece conoscere al grande pubblico oltre al suo personaggio principale il suo interprete, Chris Evans, già Torcia Umana nel dimenticabile i Fantastici Quattrodi qualche anno prima e non nuovo al mondo dei cinecomics. Ma non intendo dilungarmi troppo su queste pellicole nello specifico. Ciò che conta è il tipo di produzione che la Marvel stava imbastendo. Ogni film era un piccolo blockbuster atto a mettere su mattone dopo mattone le fondamenta di quello che è tutt’oggi l’intero universo narrativo, in cui la pietra angolare è rappresentata da Iron Man, ma il primo punto esclamativo, la costruzione di un ideale pianerottolo è avvenuta con The Avengers(2012) di Joss Whedon.

La grande ambizione di riunire un gruppo di supereroi per la prima volta in un unico grande film (tentata in precedenza con scarso successo da La Leggenda degli Uomini Straordinari, anche se in comune avevano solo la matrice fumetto), si rivela una scommessa vincente e The Avengers è ad oggi ancora il quinto maggior incasso della storia del cinema. Il film è stato anche un successo da un punto di vista strettamente cinematografico e per la critica, ponendo le basi soprattutto per quello che sarà il tono delle pellicole a venire. Perché sì, potremmo stare qui a parlare dei vari film, dei successi e dei personaggi che ci hanno fatto conoscere, ma la vera e propria rivoluzione dei Marvel Studios risiede nella geniale idea di giocare con i generi cinematografici e in alcuni casi riscriverne le regole. Il film dei Vendicatori è un action-fantasy-sci-fi in cui si ride e tanto! Va detto che a contribuire alla creazione di quest’ibrido produttivo destinato a conquistare universalmente pubblico e critica abbia giocato un ruolo fondamentale l’acquisizione della Marvel da parte della Disney. Infatti da questa operazione la casa di Topolino si è aggiudicata i diritti di distribuzione di Avengers e del sequel Iron Man 3, inizialmente, per poi riconquistare i diritti anche sulle pellicole precedenti e future. Una cosa non da poco, dato che da questa operazione deriva anche il tipo di contenuto proposto. I Marvel Studios hanno decretato la rivincita dei nerd, il pubblico di nicchia, le storie degli outstider che si fanno sistema, cool. The Avengers è stato la consacrazione di questa folle scommessa di Kevin Feige.

Insistendo su questo punto non posso non sottolineare come nella Fase Due, a seguito dell’enorme successo della precedente, si sia ulteriormente alzato il tiro proponendo degli esperimenti molto interessanti. Su tutti Captain America – The Winter Soldier(2014) e Guardiani della Galassia(2014). Il primo oltre a essere un sequel del più sottotono il Primo Vendicatore,è un interessante spy-movie in salsa supereroica, primo vero tentativo forse di esprimere un contenuto più maturo rispetto al resto della produzione. In oltre ha permesso a due importantissime pedine per il futuro, i fratelli registi Joe e Anthony Russo, di entrare a far parte di questa grande famiglia. Con Guardiani della Galassiasi prende a piene mani dalla fantascienza più pura, sebbene arricchita di un umorismo unico che ne decreterà l’enorme successo. L’intuizione di James Gunnnel farci conoscere questo gruppo tutto sommato minore e sconosciuto ai più (se non ai più fanatici fumettofili) è stata quella di umanizzare quanto più possibile il suo protagonista, Peter Quill (lo spassosissimo Chris Pratt). Grazie al suo amore per la cultura pop e la musica rock, questo protagonista ci porta nello spazio prendendoci per mano, alla scoperta di personaggi strambi e curiosissimi. Ognuno dei fantasiosi abitanti di questo mondo sono però portati tra noi, riconoscibili in tutte i difetti e i pregi dell’animo umano, tanto che ci dimentichiamo dell’assoluta mancanza di serietà all’interno della pellicola e ci lasciamo guidare da un lungo pezzo rock con tanto di assoli. La Marvel stava insomma sperimentando con alcune pellicole, mentre contemporaneamente insisteva con il suo tono di fabbrica, che prevedeva pellicole divertente e i cui personaggi non si prendono mai sul serio. In tal senso il vero passo falso (di certo non commerciale) è rappresentato dal secondo film degli Avengers, Age of Ultron(2015), schiavo di battutine e trovate più tediose che altro. Iron Man 3(2013) è interessante per le trovate coraggiose che si concede, salvo il modo in cui chiude idealmente la trilogia sul personaggio (che chiaramente monopolizzerà altre pellicole come vedremo); Thor – The Dark World(2013) è invece un fantasy senz’anima e troppo confuso, alla ricerca di un’epicità a tratti ridicola. Tra i film di questa fase Ant-Man (2015) nel suo ridimensionare (brutto, ma dovuto gioco di parole) le aspettative, riesce ad essere paradossalmente uno dei film più riusciti del MCU. Un action-comedy con elementi da heist movie, perfetto blockbuster estivo.

La fase due segna anche il debutto delle serie tv prodotte da Netflix. La Marvel aveva fatto dei tentativi con Agents of SHIELDe Agent Carter, più o meno riusciti, ma è con DaredevilJessicaJonesLukeCagee IronFist(e gli spin-off The Defenderse The Punisher) che mette un punto esclamativo, allargando le trame dell’universo narrativo anche nella serialità di un certo livello (almeno per alcune di queste). Soprattutto con Daredevil e Jessica Jones l’MCU si è arricchito finalmente di contenuti più maturi e di storie intriganti e non per forza intrise di forzata ironia. Insomma, ormai le trame di questo universo potevano parlare a chiunque.

Il colpo di grazia è arrivato con la Fase Tre. Ormai i ritmi produttivi dei Marvel Studios permettono la costante produzione di almeno due pellicole l’anno, e ad ogni annuncio seguono prenotazioni, aspettative e la sicurezza di incassi da record. La concorrenza non esiste e addirittura riescono a strappare un accordo per portare Spider-Man nel proprio universo narrativo, prima per una breve apparizione in Captain America: Civil War(2016) e poi per una co-produzione con la Sony che ne detiene i diritti per Spider-Man: Homecoming(2017). Il primo è una straripante prova di forza, in cui sono presenti quasi tutti i personaggi visti finora e prova a segnare anche un certo cambio di tono rispetto al grosso della produzione precedente. In questa fase ci si permette di introdurre con degli stand-alone anche dei personaggi davvero per intenditori, ma tanto una volta passati i Guardiani della Galassia, perché non provarci? E infatti i Marvel Studios lanciano Doctor Strange(2017), ambizioso film ricco di spunti ingegnosi e che sfruttano appieno le possibilità della CGI, regalandoci suggestioni psichedeliche. Non contenti piazzano la bomba con Black Panther(2018), vero e proprio successo inatteso e senza precedenti per numeri e accoglienza. Il personaggio è entrato quasi da subito nell’immaginario contemporaneo con una forza senza precedenti (e a ragion veduta, visto che il film è forse uno dei migliori cinematograficamente parlando). Nel mezzo c’è il sequel sottotono di guardiani della Galassia, intitolato Vol.2, il già citato Spider-Man, molto teen e tutto sommato divertente e soprattutto un tentativo rassegnato con Thor. Ragnarokè il terzo film della sua personalissima trilogia e finalmente, capendo che il personaggio non tira come gli altri e che vanno sfruttate delle caratteristiche proprie dell’interprete, la produzione punta a imbastire un film che racchiude tutti gli elementi di successo degli altri: una commedia fantascientifica a forti tinte fantasy, condita da battutine e ironia ad ogni singola scena.

La foto celebrativa dei primi 10 anni di MCU.

La foto celebrativa dei primi 10 anni di MCU.

Con Avengers: Infinity War, i Marvel Studios hanno idealmente chiuso un primo ciclo della loro esistenza e l’hanno fatto alla grande. Senza dilungarmi, poiché non si tratta di una recensione (e per altro se siete giunti fin qui, vi voglio proprio bene e mi scuso), il terzo capitolo degli Avengers segna il punto più alto finora raggiunto dal MCU. Il compimento di un piano imbastito in 10 anni conditi di tanto ottimo intrattenimento, storie e personaggi, capaci e talentuosi cineasti, artisti e scrittori. E lo fa cambiando ancora una volta la propria pelle, proprio quando chiunque avrebbe giocato sicuro. Il film è difficilmente collocabile ed etichettabile, se non come un prodotto unico nel suo genere. È Cinema. È Fumetto. È una Serie. È tutto ciò che volevamo vedere in una sala e forse anche qualcosa che non sapevamo di volere. Chi mi conosce lo sa, non sono mai stato il fan numero uno del MCU, ma lo guardavo con invidia e a volte con noia, essendo un fan della Distinta Concorrenza. Eppure ne ho visto ogni singolo film e mi sono affezionato ai suoi personaggi. Amo il cinema, amo i fumetti e amo le serie tv. Non posso fare a meno quindi di essere felice nel meravigliarmi di fronte alle mutazioni che questo grande fenomeno sta portando a questi media, ponendo domande, contestando, divertendoci, e a volte rispondendo agli stessi dubbi che pone. Quindi tanti auguri, MCU! Adesso che Disney acquista anche la Fox, bisognerà farci l’abitudine e imparare ad adorarti. Lode all’Ipnorospo!

Ah, scusate…troppo presto?

Le mani su Gotham City

È un dato di fatto, il Cinecomic è diventato un genere egemone della cinematografia mondiale e di mese in mese le sale sono invase da pellicole incentrate su supereroi.

L’inizio dell’ascesa di questo macro-genere possiamo identificarla con il primo film che ha dato il là all’universo cinematografico dei Marvel Studios, ovvero Ironman di John Fravau (2008). Da allora sono passati dieci anni e la Marvel è passata nelle grinfie di mamma Disney, consolidatasi quasi come unica superpotenza del nostro immaginario (possiede tra le altre la Lucasfilm, per intenderci). Ad arrancare dietro i personaggi partoriti (quasi tutti) dalla mente di Stan Lee troviamo quelli che ci avevano provato per primi, la Fox con i suoi mutanti (X-Men di Bryan Singer nel 2000 e seguiti vari), e la Warner/Dc che già con Batman di Tim Burton (1989) e con il Superman di Richard Donner (1978) aveva stabilito i primi grandi adattamenti apprezzati da critica e pubblico. Entrambe queste case di produzione stanno costruendo i propri universi narrativi coesi, cercando artifici diversi per distanziarsi dai Marvel Studios e i suoi Avengers, con alterne fortune. La cosa interessante è che stilisticamente, al contrario di quanto si possa pensare, questo genere non solo si è evoluto, ma i cineasti coinvolti hanno iniziato a giocare con l’idea stessa del genere

Il primo team di supereroi a conquistare le sale cinematografiche in tutto il suo splendore.

Il primo team di supereroi a conquistare le sale cinematografiche in tutto il suo splendore.

Guardando in casa Marvel, si sa, sostanzialmente parliamo ormai di commedie/fantasy, con il primo aspetto preponderante al punto da risultare in alcuni casi fastidioso. Rispetto alla cosiddetta Fase Uno del Marvel Universe, in cui gli stessi studios giocavano di più con il concetto di genere (si pensi al tono “shakespeariano” in Thor di Kenneth Brannagh o al “war-movie” del primo Captain America), lo stile di queste pellicole si è sostanzialmente standardizzato e appare quasi schiavo di sé stesso. Esempio su tutti è il secondo film dedicato al supergruppo di casa, gli Avengers, diretto sempre da Joss Wedhon come il fortunatissimo primo capitolo. Il regista, che all’epoca era ormai in rotta con lo studio al punto da lasciarlo dopo l’uscita di questo lavoro, imbastisce un film i cui sono evidenti alcuni dei suoi tropi classici, ma risente troppo del lavoro di editing della casa di produzione. Non ha modo di esprimersi appieno e l’opera ne perde di freschezza e autenticità (sfiorando in alcuni punti il ridicolo a dire il vero). Da quel momento in particolare l’intero carrozzone di film preannunciati e costruiti ad hoc dai Marvel Studios ha iniziato a omologarsi eccessivamente, compiacendo sì il pubblico, ma senza mai andare oltre per sfruttare al meglio il potenziale narrativo delle opere da cui si traduce. La formula è collaudata, quindi perché osare? Per quanto si sporchino di elementi fantasy o sci-fi, ma soprattutto quando cercano di puntare sulle emozioni di un personaggio o ricercando lo spessore proprio di determinate storie, questi film non spingono mai fino in fondo, ma restano in superficie. Sia chiaro, questa chiave è risultata ed è effettivamente vincente, ma tutto questo ha a mio avviso ben poco di cinematografico. Ha molto più a vedere con la serialità e all’elemento editoriale delle opere da cui sono tratti questi film. Non si traducono le storie originali, bensì è stata perfettamente replicata la strutturazione di quel tipo di arte. L’intrattenimento serializzato e che trova il proprio successo nella fidelizzazione. Sostanzialmente ciò che ora come ora funziona e detta legge.

La Warner dal canto suo è troppo in confusione a livello produttivo e soffre tremendamente il confronto con il binomio Marvel/Disney. Dopo i fasti dei già citati film su Superman e Batman, e rispettivi seguiti con alterne fortune, la casa detentrice dei diritti sui personaggi Dc Comics ha vissuto un solo momento di grande successo a seguito della trilogia de il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan. Questo trittico di grandissimi film ha riscritto il modo di intendere la trasposizione cinematografica di fumetti, legittimando questo tipo di operazione e portando il mondo del Cinema (sì, proprio con la C maiuscola) a fare attenzione a questa fetta di immaginario. In sostanza Nolan da bravo demiurgo ha immaginato di poter trattare con estrema serietà la materia, facendo partire la discussione su tali tematiche e nobilitando il genere in toto. Ma superato il fenomeno Nolan la Warner si è dovuta confrontare con il proprio futuro in termini narrativi, vista la dirompente avanzata della Marvel da un lato (il primo Avengers nel 2012 incassò MILLECINQUECENTO milioni di dollari, per dire), e il defilarsi dello stesso Nolan. La differenza sostanziale dell’Universo cinematografico Dc con gli altri, risiede proprio nel retaggio che si è creato con l’opera nolaniana. Ci troviamo in un mondo che pecca proprio nella sua forza principale, ovvero quella di prendersi eccessivamente sul serio. Il vantaggio di cui si fregia nominalmente la produzione è di aver creato un mondo director-driven, ovvero a completa discrezione dei cineasti che assumono. In particolare l’araldo e vera forza motrice di tutto l’universo Dc fin’ora è stato il buon Zack Snyder, il quale quantomeno c’ha provato a dare la SUA visione di questi personaggi e del mondo in cui si muovono. Certo, non è che sia andata benissimo e anzi si è sentita sempre più pesante la mano della produzione, ma se non altro le intenzioni erano buone. Il problema della Warner è proprio di coerenza. Si pensi al caso di Suicide Squad, il film che doveva rilanciare il carrozzone dopo i tremendi feedback ricevuti per Batman v. Superman, riguardanti soprattutto il tono eccessivamente serioso della pellicola. Il film di David Ayer sebbene dipingesse un supergruppo di villain, di cattivi sopra le righe, è stato eccessivamente edulcorato e rieditato con l’intenzione di alleggerire il tono, ma con un’idea produttiva fallimentare in origine. Di fatto si è compromessa la visione del regista stesso e per capire meglio la cosa basta guardare il primo e l’ultimo trailer rilasciati in attesa del film.

Batman v. Superman è stato ritenuto un insuccesso commerciale per la Warner nonostante più di OTTOCENTO milioni di dollari di incasso, mentre Suicide Squad considerata l’uscita estiva e il budget si è attestato comunque sopra i CINQUECENTO, soddisfacendo almeno commercialmente la produzione. Ad oggi di fatto l’unico film pienamente riuscito per visione del Regista, cast, incassi e impatto mediatico è stato Wonder Woman di Patty Jenkins del 2017. Talmente riuscito che la Warner ha deciso addirittura di puntare agli Oscar alla regia, al miglior film e persino per la migliore attrice protagonista, scommettendo sulla grandiosa (e devo dire inaspettata) interpretazione di Gal Gadot. Per capire la confusione degli studios basti pensare alle continue e discordanti notizie circa la direzione che sta intraprendendo l’universo narrativo e in particolare ancora più emblematica è la storia produttiva di ogni singolo film, soprattutto l’ultimo Justice League. In sostanza il mondo Warner cerca di proporre temi di spessore e che vanno a scavare nel profondo pantheon di personaggi e storie più vicine all’epica che ai supereroi con i superproblemi tanto cari alla Marvel, ma pecca proprio nei momenti in cui cerca di riportare lo scontro a livello della concorrenza. I registi provano a essere diversi, mentre la produzione attua folli tagli per avvicinarsi ai prodotti della concorrenza.

Eccolo qui, "l'eroe" del momento. Meno male che c'è Deadpool ad alzare l'asticella.

Eccolo qui, "l'eroe" del momento. Meno male che c'è Deadpool ad alzare l'asticella.

La Fox, defilata e apparentemente non costretta a confrontarsi con gli altri due giganti, detiene i diritti dei mutanti Marvel e dei Fantastici Quattro. Sui secondi stendiamo un velo pietoso, di fatto non sono mai riusciti ad avere una trasposizione di livello, nonostante l’originale (e tremendo) tentativo di Josh Trank nel 2015 e i precedenti due film, francamente imbarazzanti. Con i mutanti invece sono riusciti a creare un universo narrativo non particolarmente coeso e figlio di una certa confusione sul piano di continuity (la storia generale), ma particolarmente riuscito cinematograficamente. Con la seconda trilogia partita con X-Men L’Inizio del geniale Mattew Vaughan si è intrapresa una strada interessante e nuova, poi proseguita dal papà della precedente ovvero Bryan Singer. La trovata è stata quella di sviluppare un universo fantastico in un mondo realistico e storicamente pertinente, intersecando la storia americana alla narrazione del mondo mutante. Tradotto si è ricorsi a una sand-box poggiata sul filone dell’ucronia, particolarmente efficace, ma comunque si tratta di fanta-action.

La vera sperimentazione della Fox è arrivata negli ultimi anni, con dei tentativi di ripensare il genere sfruttando i generi cinematografici propriamente detti. È stato il caso di Deadpool, ad esempio, una commedia sui generis, politicamente scorretta e vietata ai minori, eppure allo stesso tempo un film sui supereroi, un cinecomic in tutto e per tutto. Ancora più interessante l’ultimo film della trilogia dedicata a Wolverine, Logan diretto da James Mangold nel 2017. Il film sempre inserendosi nel filone dei cinecomic è una pellicola che sfrutta appieno lo stile e un retaggio da western, riscrivendo l’idea di certi tipi di film. In sostanza la Fox sta ripensando il cinecomic come un SUPER-GENERE, capace di declinarsi in altrettante sfumature/generi. In quest’ottica sarà interessante vedere il prossimo New Mutants in uscita nel 2018, un film sempre cinecomic, ma di genere dichiaratamente horror.

Sulla Sony non mi pronuncio, dato che con la trilogia di Spiderman hanno sì contribuito all’ascesa dei cinecomic, ma poi si sono persi di strada con la seconda trilogia (incompiuta) al punto da doversi piegare in parte alla Marvel co-producendo prima Spiderman-Homecoming e tutte le altre co-proprietà con la casa editrice. L’unico spiraglio di originalità, oltre ai numerosi e discutibili film con protagonisti personaggi dell’universo dell’Uomo Ragno annunciati per i prossimi anni, sembra essere il Venom con protagonista Tom Hardy in uscita nell’ottobre 2018. Il film è stato pensato come un horro-fantascientifico. Staremo a vedere.

Insomma, il cinecomic ne ha fatta di strada da quando veniva guardato con diffidenza e oggi come oggi, oltre a essere una realtà commerciale superiore alle altre, è di fatto entrato nella discussione viva sui generi cinematografici e sulla direzione che stanno prendendo i prodotti audiovisivi. Un immaginario in continua evoluzione che ha ormai trasceso il cinema di genere.