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Il mio primo cortometraggio - Episodio 2

L'ATTACCO DEL LANCIO DELLA MONETINA

 

Eravamo rimasti all'enorme dispiacere per il Bando Imaie che stava sfuggendo via...

Ok, ok, in effetti non è che fosse stata cancellata quella possibilità, ma semplicemente il fatto di dover posticipare e aspettare l'intera Estate per poter anche solo "provare" a vincere un bando era una prospettiva carica d'ansia. Sono fatto così, sono impaziente, che ci posso fare? La cosa peggiore era l'idea di dover aspettare per quella che a quel punto avvertivo come una sconfitta annunciata. Diciamo che era un periodo fatto di scelte, molte delle quali parecchio importanti e con esito del tutto ignoto. Con il tempo (che suona molto da vecchio, considerando che parliamo di qualche mese fa, ma tant'è) ho imparato che in fondo tutte le scelte che facciamo richiedono un minimo salto verso l'ignoto e per quanto difficile sia, sto imparando ad accettare che bisogna lanciarsi.

Come detto precedentemente mi ero da poco laureato (in Febbraio) e va da sé che dovevo un attimo capire quale sarebbe stato il mio percorso futuro. C'era sempre il pallino del Centro Sperimentale di Cinematografia, ma da bravo ventenne (cioè, oddio, andando verso i 30) dovevo avere anche diversi piani B, C, D e giù fino alla XJXBJBZBJFSB. Iniziai a guardarmi intorno anche rispetto ai Master e ne adocchiai alcuni. Un giorno in preda alla foga decisi di prenotare un test per un Master interessante alla Liuss. Sì, lo so cosa starete pensando: "chesssssssssoldi!", ma adesso vi spiego come andò anche per darvi uno spaccato del pericolo. Dopo aver prenotato per questa mia sortita a Roma, dovetti preparare prima un test online. Potete immaginare il mio sbigottimento quando mi sono ritrovato davanti un test di economia puro! Mi sono sentito un imbecille, come se avessi sbagliato tutto e adesso mi sentissi obbligato a recarmi a Roma per sentirmelo dire. Come scoprì in seguito si trattava di uno standard per la facoltà in cui mi sarei iscritto. La sera prima di partire giocai una delle partite di calcetto più brutte della mia vita. Pieno d'ansia, con la gola chiusa e l'asma che si faceva più insistente e con la terribile sensazione di star commettendo un errore con tutta quella storia. Intendo il colloquio a Roma, mica la partita.

La mattina seguente la sveglia suonò inesorabile, così come si fece risentire prontamente anche la mia asma. Mi feci forza e in un attimo mi ritrovai in treno, in viaggio verso Roma. Ora, è doveroso fare una puntualizzazione. Il sottoscritto ha un rapporto con la città di Roma molto simile a quello di Homer Simpson con New York (chi crede, capirà). Ovviamente quella mia visita non fece eccezione. Beccai nell'ordine: pullman stracolmo e asfissiante; traffico di proporzioni bibliche; un incidente mortale con solo un casco a terra in una pozza di sangue e polizia in ogni dove; tamponamento tra un taxi e un'altra vettura risultato di quanto sopra; rissa "sfiorata" tra il suddetto taxista e il malcapitato di dietro. A condire il tutto, già con 5 min di ritardo, il navigatore mi aveva portato a circa 2 km a piedi dalla meta! Maledicendo brutti bagarozzi vari, mi feci coraggio e dopo aver avvisato quelli della Luiss mi lanciai in una corsa disperata (rivelatasi superflua) verso questa magnifica villa dove si sarebbero tenuti i colloqui. Arrivato lì capì da subito 2 cose: 1) seppur mi avessero preso, non avrei mai fatto tutto quel casino per un anno, quindi necessitavo di un alloggio e vista la zona ect non sarebbe stato assolutamente possibile per le mie tasche; 2) non appartenevo a quel luogo. Il colloquio in sé andò benissimo e fu molto stimolante e gratificante. Posso dire con assoluta tranquillità di non essere stato trattato mai con così tanto rispetto in ambito accademico (e ce credo, volevano i sordi tua!), ma c'era qualcosa che non mi convinceva della faccenda e sentivo di star prendendo in giro la persona più importante in tal senso: me stesso. A volte facciamo le cose sentendoci obbligati da forze e persone che non esistono. In quel caso avevo fatto tutto da solo. Così come da solo tornai in stazione con ben 7 ore di anticipo sul treno che avevo prenotato per il ritorno. Acquistai 22.11.63 di Stephen King, il mio primo romanzo del re, e comprai il biglietto per un treno a ridosso del pranzo. Non avrei atteso oltre in quella città inospitale.

Vi starete chiedendo che senso abbia tutto questo racconto in un blog che dovrebbe parlare del mio cortometraggio. Beh, signori cari, sono fatto così. Di quell'esperienza ricordo solo il piacere di quel libro, la ricerca, l'acquisto e la curiosità. Tutte le esperienze che dal Gennaio del 2017 a questo Maggio 2018 mi hanno portato a realizzare #Corduroy, sono parte integrante dell'Opera. Tutte. Le rivendico tutte.

Quell'estate fu stramba, torrida e affascinante. Iniziai a lavorare assiduamente con la produzione che ha creduto fin da subito nel corto e tra vari progetti arrivai anche a godermi un bel periodo di vacanza in attesa del momento della verità. Il Bando del nuovo Imaie, quello per i fondi al cortometraggio, aveva cambiato modalità, per cui adesso si trattava di sperare nel Fato, nel Caso, nel più classico lancio della monetina. Ora, io tendenzialmente sono portato a non credere mai a queste cose, anche alla più remota possibilità che la Fortuna, nella sua definizione più classica, possa sorridermi tra così tanti partecipanti a un concorso. Ecco, se potessi abbracciare il me stesso che si era recato a Roma per inseguire un qualcosa in cui non aveva creduto neanche un instante, ma che si sentiva quasi costretto a farlo, lo farei. Lo abbraccerei forte e gli direi che tutte le esperienze portano a qualcosa. Nel mio caso mi hanno portato a provarci fino in fondo.

La monetina questa volta mostrò il suo volto più sorridente e nella sorpresa più totale mi ritrovai con un cortometraggio da produrre.

Silenzio in sala

Qual è il problema? Qual è il problema???

Ve lo dico io qual è il problema. Ancora nel 2018 c'è gente che entra in una multisala e non sa cosa andrà a vedere. Non è che sia indecisa, complice l'eccessiva proposta, è che proprio non sa in realtà PERCHé si trovi in una sala cinematografica. Parlo di una scena cui mi sono ritrovato ad assistere più di una volta negli ultimi anni e in particolare nella scorsa settimana. Una coppia che arrivata alla cassa della biglietteria (guarda caso esattamente prima del mio turno), si blocca per interminabili minuti a chiedere consiglio alla cassiere circa quale film andare a vedere. Gli addetti non sono neanche poi tanto preparati a questa evenienza e non sanno cosa dire. In alcuni casi rispondono addirittura in malomodo! Ma quando torneremo ad assumere gente che ha a cuore il proprio lavoro o il mondo di cui fa parte?

Il Cinema come è ovvio rappresenta uno svago per i più, un intrattenimento, un lusso per alcuni o una passione per altri. Non vi sembra però assurdo arrivare a pensare che in questo marasma di pubblicità, advertising, bombardamenti mediatici, ancora ci sia gente che si reca in un cinema senza avere la minima idea di cosa andare a vedere né tantomeno conoscendo una singola uscita di quella settimana? E non parlo solo dei film stranieri (che però dai, manco i film d'animazione più sponsorizzati avete sentito?), ma anche pellicole italiane di autori conosciuti o addirittura le più classiche commedie con fior fior di attori nazional popolari.

Il problema sta proprio nell'aver perso l'abitudine a questa forma d'intrattenimento (facciamo che ne parliamo in questi termini da ora in poi). Certo, a questo hanno abbondantemente contribuito servizi streaming, serie tv ect ect, ma queste sono chiacchiere per un altro tipo di discussione. Di fatto credo che chi vedesse film solo in tv abbia continuato su quella falsariga. Il punto è che contemporaneamente a scene come quella sopra descritta, mi sono ritrovato più volte a discutere con amici e conoscenti circa l'insormontabile ostacolo dei prezzi esagerati dei biglietti dei vari cinema. Va detto, ci sono alcune multisale (le sale d'essai non le considereremo ai fini del discorso) che applicano delle politiche assurde sui prezzi, con cifre astronomiche e servizi nel complesso scadenti (chi vi parla si riferisce in particolare a Napoli e provincia). Ci sono però alcune realtà che riescono a mantenere una qualità d'eccellenza a prezzi convenienti con varie soluzioni di sconti. Come dicevo, spesso mi capita di far presente agli amici di cui sopra di queste situazioni virtuose, con prezzi accessibilissimi e che mi permettono in settimane benedette di vedere anche più di un film. Il problema è che mi rendo poi conto per le suddette persone come per i tanti altri non si tratti solo di un ostacolo economico, ma di un'abitudine caduta in disuso dell'evento cinematografico di per sé.

Credo che ad oggi l'unica produzione in grado di fruttare l'effetto che ho in testa quando penso al Cinema ideale sia la Disney, intendendola in tutte le sue multiformi ramificazioni e franchise. Quando vado a vedere un film dei Marvel studios mi trovo in sale piene, gremite, con gente di varie estrazioni ed età che non vedeva l'ora arrivasse il giorno dell'uscita della pellicola. E succede ancora con i recenti exploit di Star Wars e con i capolavori di animazione Disney Pixar.

Ma c'è un ma. Nonostante l'amarezza che questo post vorrebbe esprimere, nell'ultimo anno mi è capitato di vivere delle esperienze che considero di puro Cinema.

Era Ottobre e io da poco meno di un mese mi ero lanciato nell'impresa di leggere It si Stephen King giusto in tempo prima dell'uscita del film remake di Andy Muschietti. Quella sera c'era una sala piena, pubblico vasto e sfaccettato. Un inizio rumoroso, tipico di un pubblico da horror. Urla, battute, casino. A un certo punto la Magia: Silenzio in sala. La cosa si è poi ripetuta in più punti, sottolineando quanto quel film, quell'esperienza totale fatta di attesa, partecipazione e totale coinvolgimento, sia stata un vero successo.

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All'inizio dello scorso anno, durante una proiezione di Arrival, arrivati a fine prima tempo, completamente assorti dal film, io e uno dei miei migliori amici ci guardiamo per un attimo, quanto basta per passarci l'informazione che ciò a cui stavamo assistendo era meraviglioso. Più tardi a film ricominciato, si riesce a percepire la perfezione del silenzio che cala in sala nel momento in cui i meccanismi della trama si palesano al pubblico, restituendo una sensazione di soddisfazione senza eguali. Un racconto intenso, misterioso e ammaliante, tanto da provocare grande emozione.

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E infine (per citare uno dei più recenti) sono riuscito in extremis a recuperare la visione di Coco, ultimo capolavoro della Diseny Pixar. Spettacolo pomeridiano. Mentre mi avvicino alla cassa prego Odino che quella folla inferocita di bambini con maestre non sia diretta verso la mia sala, ma in fondo lo so di essere un povero illuso e quindi mi preparo al peggio. Io e i miei giovani compagni di viaggio prendiamo posto (o almeno io e alcuni di loro) e iniziano le varie pubblicità e  trailer. Temo sempre di più per i miei 6,70€ (che per intenderci, per un pomeridiano sono a mio avviso troppi) e le mie preoccupazioni si fanno sempre più insistenti quando parte il corto di Frozen che accompagna la pellicola principale. Tra lo sgomento dei bambini e delle maestre che "vanno a chiedere spiegazioni", arriviamo infine alla nostra proiezione principale. E niente ragazzi, in alcuni momenti si è avvertito un Silenzio così perfetto che mi sono commesso anche solo per quello. Dico anche perché mentirei a dire che non ho pianto copiosamente in più punti, scambiandomi sguardi di fratellanza con un papà che aveva accompagnato la propria bambina. E anche qui un'ulteriore prova che c'è speranza: un papà che porta la propria figlia un pomeriggio al cinema (e a quanto m'ha raccontato lo fa di prassi almeno una volta al mese).

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Insomma, io non voglio tirare giù un pippone su quanto tutto faccia schifo e che nessuno ama il cinema quanto me o chicchessia, il punto è che innanzitutto se siete su questa pagina qualcosina dovremmo pur condividerla io e voi. In secondo luogo io vivo la necessità, l'urgenza di far capire a tutti quanto sia bello il Cinema! Quanto sia un'esperienza fondamentale nella vita di ognuno di noi.

Vi prego, facciamo in modo di vivere in un mondo dove tutti sanno cosa andare a vedere. Andare a vedere...