produzione

Il mio primo cortometraggio - Episodio III

La vendetta del finale non-finale

(di solito è quello che tutti odiano)

E quindi eccomi qui, con una produzione da far partire, con un Master da affrontare e la sceneggiatura del corto da rimaneggiare ancora e ancora e ancora…

A volte la vita va così, dal nulla assoluto di mille decisioni e immobilismo da cui divincolarsi, a un’occasione da non poter bruciare che arriva nel momento in cui probabilmente sei meno propenso a sfruttarla. Lo so, suonerà come una lamentela di un bambino frignante che non riconosce la fortuna che gli è capitata, ma penso comprenderete la tensione che mi piombò addosso.

Comunque sia senza perdermi poi troppo d’animo mi misi sotto e lavorai la sceneggiatura. In tutto credo che di Corduroy ci siano state più o meno una decina di stesure sia del soggetto che della sceneggiatura e ognuna con la sua peculiarità. All’inizio era una storia molto più horror, con elementi anche sovrannaturali in alcune versioni, ma piano piano si andava assestando verso la sua forma definitiva.

Ovviamente ero anche assai preso dal Master che avevo iniziato e infatti ho avuto non poca difficoltà a districarmi tra gli altri vari lavori che incombevano. È sempre molto difficile spiegare il tempo di cui si ha bisogno per scrivere e soprattutto la condizione mentale necessaria per essere produttivi in tal senso. Ma, come già detto sopra, e per citare il mio eroe Batman (nella sua versione Lego): <<La vita non ti da cinture di sicurezza!>>.

La cosa peggiore oltre alla grande porzione di tempo che il Master si prendeva, è stato il clima di follia in cui mi immergeva giorno dopo giorno. Non scenderò nel merito, ma chi c’era sa a cosa mi riferisco. Insomma, non ero “in the right place” per preoccuparmi del mio debutto alla regia, eppure i mesi iniziarono a scorrere veloci. Inizialmente avevo immaginato di poter sfruttare la vittoria del bando e la produzione in corso per poter realizzare un lavoro di fine anno del master e quindi fare una vera e propria co-produzione. Purtroppo però al Master non erano d’accordo e così sentivo di aver perso una grossa occasione per fare le cose ancora più in grande (sì, è una vera e propria malattia, lo so). Fortunatamente durante questo percorso ho avuto il piacere di conoscere delle persone che subito si sono fatte avanti per darmi una mano. Il primo è stato un professore, un tutor, il quale grazie al suo interessamento è stato in grado di darmi la sicurezza di un’organizzazione tecnica e quindi del materiale da utilizzare per girare. Sembra un’assurdità in un’epoca in cui è diventato così semplice reperire mezzi tecnici, ma vi assicuro che con i tempi che stringono e dovendomi occupare di vari aspetti della produzione, questa cosa stava diventando un’ossessione. Dopo di che devo dire che i ragazzi e colleghi che ho conosciuto sono diventati una risorsa importantissima nella crescita del progetto, nonché dei veri amici. Insomma finalmente le cose iniziavano a ingranare.

Sembra assurdo ora riassumere tutto quest’anno passato al Master in queste poche righe, ma davvero non voglio dilungarmi tanto sugli aspetti quotidiani, ma solo sulla storia del progetto del corto. Grazie sempre al mio tutor ho potuto reclutare parte del resto della squadra per girare, quei ruoli di cui diciamo non mi sarei potuto occupare da solo a causa della mia inesperienza. Lo ringrazierò sempre, perché mi ha dato modo di conoscere delle persone e dei professionisti squisiti, con cui spero di collaborare anche in futuro. Il resto della troupe l’ho reperita grazie alle conoscenze di famiglia, per cui non ho avuto molti problemi. In oltre con gran parte di loro avevo da poco collaborato per il pilota de La famiglia Quozzo di e con Maria Bolignano (la divertentissima serie che potete seguire ogni martedì su facebook e IG tv, bestiche!). Insomma, la troupe c’era, le varie maestranze coperte, il cast pure aveva preso forma e avevo anche come girare. Mancavano sostanzialmente due cose fondamentali e che mi hanno preso gran parte del tempo una volta finita l’ennesima stesura della sceneggiatura: le date del set e le location.

Niente di troppo difficile, no?

More on that later…