the walking dead

The Walking Dead, dal fumetto a...beh...

Non mi è ancora capitato di parlarvi in maniera più aperta di fumetti sul sito. Direi che è arrivato il momento.

(anche se a essere sinceri, non si tratterà solo di comic-books…)

Sono un fan di The Walking Dead da tanti anni ormai. La serie a fumetti creata da quel genio di Robert Kirkman nel 2003 sotto la sua etichetta Skybound ed edita in Italia da SaldaPress dal 2005, è a tutti gli effetti uno dei fenomeni mondiali del nuovo millennio. Contrariamente a quanto potreste pensare dato quest’incipit, ho conosciuto il mondo dei vaganti iniziando a seguire la celeberrima serie tv tratta dal fumetto, ormai nel lontano 2010. The Walking Dead ha riscritto il paradigma dell’immaginario contemporaneo sul genere post-apocalittico e quindi della stessa sottocategoria del genere zombie/horror. È forse infatti dovuta in gran parte a queste storie scritte da Kirkman la sempre maggior fascinazione verso i racconti di un mondo andato a rotoli, del futuro distopico e dell’Umanità allo sbaraglio. Sicuramente ci troviamo anche in un periodo storico che ha favorito questo tipo di immaginario, ma di sicuro la saga dei morti viventi ha segnato lo spartiacque col passato.

È nato prima l’uovo o la gallina zombie?

Quando il me 19enne si affacciò all’epopea dello sceriffo Rick Grimes, non poté fare a meno di restarne terribilmente affascinato. Quella serie tv rappresentava qualcosa di nuovo nel panorama già a partire dai misteriosi promo che circolavano da qualche mese. Le prime sei puntate che raccontavano l’intera prima stagione erano molto simili e fedeli all’immaginario scaturito da quel genere di storie, morti viventi, jump-scares e compagnia bella. Eppure c’era qualcosa di diverso, qualcosa che veniva coniugato in una chiave nuova e assai intrigante. Le persone descritte da quella storia erano persone vere, non dei semplici sacrifici umani in attesa di essere squartati dal vagante di turno. Eh già, perché in the Walking Dead la parola zombie è da subito un taboo, quasi a sottolineare l’estraneità di questo prodotto impossibile da assimilare a tutto l’immaginario da cui proviene eppure così vicino ad esso (con buona pace di Romero).

Contenutisticamente si avvertiva un tentativo di rivoluzione circa i parametri del genere, o per lo meno per ciò che concerne la serialità televisiva e anche stilisticamente si potevano notare delle trovate ardite. Col passare degli anni e delle stagioni la qualità è andata aumentando fino a toccare i picchi a mio avviso della quarta stagione (e sporadicamente della quinta e qualcosina della sesta). Quando però ho avuto modo di mettere gli occhi sul fumetto originale la mia percezione è slittata di colpo. Per quanto si distanziassero per alcune scelte di intreccio e soprattutto per uno stile di grafico per nulla complementare, le due serie fino alla quinta stagione appunto viaggiavano su binari paralleli, ma qualitativamente elevati. Se però il fumetto ad oggi resta uno degli appuntamenti mensili che attendo con ansia e voglia, per la serie non posso dire altrettanto e anzi da un paio d’anni ho deciso di abbandonarla.

Zombie double features

Col crescere della mia conoscenza fumettistica e la contemporanea affezione del prodotto originale, mi sono reso conto che i momenti più qualitativamente rilevanti della serie tv erano trasposizioni fedelissime o variazioni sul tema di classe dal fumetto. Questo in generale non significa niente di negativo o positivo, ma da semplice constatazione si è trasformata in vera e propria criticità nel momento in cui i due prodotti hanno virato e preso ognuno la propria strada. Non fraintendetemi, la serie tv di The Walking Dead ha avuto dei momenti narrativamente pazzeschi e originali, capaci di tenerci incollati allo schermo pieni di domande e di dubbi sulle sorti dei nostri beniamini, sfruttando un linguaggio assolutamente televisivo. Ma da quando i tempi hanno iniziato a dilatarsi, il prodotto ha subito dei momenti tremendamente tediosi e insopportabili, al punto che si è dovuto correre ai ripari utilizzando la carta dell’adattamento dell’originale quando ormai era troppo tardi. Anche questo stratagemma ha perso di efficacia.

Il problema alla base sta proprio nella natura dei due prodotti. Mentre il fumetto è nato in un modo e ha sempre dato prova di rimanere fedele a sé stesso, l’adattamento televisivo si è fatto di anno in anno sempre più conforme alle logiche di trasmissione. Un esempio su tutti in grado di sottolineare le differenze narrative sta nella gestione delle dipartite di alcuni personaggi chiave.

Robert Kirkman (vero e proprio factotum di entrambi i prodotti) nel fumetto si può permettere il lusso di farci sentire come in una stagione di Game of Thrones (iperbole voluta). I nostri personaggi preferiti (e anche quelli che proprio non ce ne può fregare di meno) sono sempre in pericolo, ogni, fottuto, numero… non c’è storyline che tenga infatti e per i nostri c’è sempre nell’aria il pericolo di rimetterci la vita, o un braccio, un occhio o un amato. Una logica questa applicabile fino a un certo punto per uno show che invece ha degli obblighi contrattuali, un esercito infinito di fans che raccolgono rumors e informazioni online sui propri attori preferiti and so on. Tutte cose che impediscono un libero svolgimento delle dinamiche narrative di un tipo di storia del genere.

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SPOILEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEERRRRRRRRRRRRRRR, ho detto SPOILER

Esempi famosi di questa differenza sono per dire il braccio che il Governatore taglia improvvisamente a Rick (sì, il protagonista di tutta la baracca), come punizione. Una scena del genere non avremmo potuto mai vederla in tv, per non parlare di tutte le difficoltà delle conseguenze. L’altro grande esempio è poi l’arrivo di Negan (dio, Negan…) così atteso nel fumetto quanto nella serie, quanto anticlimatico nella seconda. L’attenzione nella storia a fumetti era tutta da dare al personaggio, al nuovo cattivo in arrivo, quasi che non ci importasse del povero Glenn (sì, muore in entrambe le versioni). Nell’attesa snervante tra l’arrivo di Negan e il conoscere le sue vittime, purtroppo a farla da padrone è stata la seconda ansia, facendo perdere di forza una buona interpretazione di quel figo di Jeffrey Dean Morgan (a mio modesto avviso non aiutato da dialoghisti e messa in scena in generale). La morte di Abraham è poi stata gestita in modo da darle maggiore importanza. Nel fumetto si becca una freccia in testa, così dal nulla e tu puoi solo accettare che sia successo. Nella serie tv ovviamente data l’affezione del pubblico verso il personaggio si è deciso di farne una delle due vittime di Negan. Siamo ormai così schiavi delle aspettative, dei rumors e degli spoiler che le storie prendono determinate pieghe obbligate dagli spettatori (non fatemi nemmeno iniziare a parlare di Star Wars o Game of Thrones, eh!).

Sono una brutta persona ad aver riso a questa scena?

Sono una brutta persona ad aver riso a questa scena?

Ma ci sarebbero tanti altri momenti che obiettivamente non avrebbero avuto la stessa funzione passando da un medium all’altro. Basti pensare alla triste sorte di Lori e Judith (moglie e nascitura di Rick), stroncate durante la fuga dalla prigione. Una scena del genere non avrebbero mai potuto mostrarcela in tv, nonostante la serie ci avesse abituati a momenti truculenti e gore di un certo livello. E ancora l’arrivo dei cannibali, con il deludente inizio della quinta stagione; l’arrivo dei Salvatori; la scoperta delle altre comunità oltre Alexandria; Carl che perde un occhio.

Ma non voglio dilungarmi ulteriormente a interpretare la parte del fanboy deluso (un po’ sì, dai). La serie tv ci ha regalato anche dei momenti totalmente originali e fortissimi, salvo poi inabissarsi nella tediosa routine di troppi episodi e poco da dire. Il problema come dicevo ‘sta alla base delle due operazioni. Quando Rick, nel momento principe della serie, fa il suo discorso “non l’avete capito? Siamo NOI i morti viventi”, riassume in un’unica frase tutta l’opera. E il fumetto, pur prendendosi delle libertà tipiche del mezzo, rimane fedelissimo a quell’idea. La serie purtroppo deve sottostare a logiche diverse e ahinoi da troppo tempo si è impantanata in un limbo noioso e ripetitivo, facendo leva sulla popolarità di certi personaggi (o per meglio dire attori). Insomma, come al solito sono i nerd (o presunti tali) a rovinare tutto.

Uno dei classici esempi tratti dal fumetto di  "Oddio, ma lo sta facendo davvero?"

Uno dei classici esempi tratti dal fumetto di "Oddio, ma lo sta facendo davvero?"

Ho guardato con non poco interessa a Fear the Walking Dead, un tentativo interessante di rinvigorire la formula e l'universo narrativo. La proposta è stata praticamente di riavvicinare l'obiettivo a un nucleo ristretto di protagonisti e raccontare una storia più concentrata. L'esperimento è indubbiamente una gran paraculata, ma finora mi ha sempre lasciato soddisfatto. Ormai però si avvia al quarto anno di messa in onda e a meno che non arrivi il tanto paventato incontro tra le due storyline, non so come faranno a mantenere la mia o la altrui attenzione.

La serie tv a mio avviso doveva avere i cojones di trovare una conclusione degna almeno un anno fa, mentre invece da tutta l’impressione di voler tirare avanti ignorando tutti i jump of the shark che si è concessa. Sarei uno stupido a non rendermi conto dell’ovvio, che se un prodotto fa ancora numeri così impressionanti non potrà mai finire nell’immediato, ma che ci posso fare, a me importa delle storie. Mi tengo il mio fumettino, l’attesa del nuovo episodio e quell’infinità di personaggi di cui non ricordo il nome.

Ma chissene frega, d’altronde sono tutti morti viventi.

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