Il Mio Papà

Mio papà è un gangster...

no, aspettate...non è che sia proprio un mafioso!

Mio padre è un killer della mafia.

È sempre in giro, vede gente, prende caffè, scambia saluti. Lui in quella sua enorme stazza da lottatore di sumo sembra esserci nato. Da che ho memoria poi non lascia un secondo la sua fidata coppola grigia. "È il mio portafortuna", dice ogni qual volta la mamma prova inutilmente a fargli buttare via quel ridicolo cappello. Dopo aver vinto ogni singola discussione al riguardo, papà mi lancia sempre uno dei suoi irresistibili occhiolini. Ci racconta sempre che gliene bastò uno per conquistare la mamma. Lei gli ride sempre in faccia a quell'affermazione e poi si abbracciano sorridendo complici a quei dolci ricordi (che per qualche motivo si fermano sempre a quel semplice gesto).

Gli voglio un gran bene a mio padre. Quando può mi da una mano coi compiti, anche se ci capisce sempre meno di me. Dice che devo studiare se voglio evitare di fare la sua fine. Una volta gli risposi che in realtà da grande volevo proprio essere come lui. Mi menò uno di quei manrovesci che ricordi per tutta la vita. Si trasformò in un cane bavoso di rabbia e con la mano tesa, minacciando un altro colpo mi disse: <<figliolo, nessuno può volere o dovrà mai essere come me>>. Poi si fermò e mi abbracciò.

Papà crede che io e Roberta (la mia sorellina) non sappiamo di cosa si occupi. Diciamo che fa di tutto per impedirci di entrare nei suoi affari e a ragion veduta...non so per Roberta, che ormai avrà capito si tratti di qualcosa di vagamente losco, ma io purtroppo non ci casco più. Ogni qual volta papà fa uno dei suoi lavori, torna a casa e ci regala un cioccolatino. Mia sorella se ne becca uno dolcissimo al latte, mentre da quando c'è lei papà mi rifila quelli con il ripieno al rum, senza dimenticare il suo immancabile occhiolino. Dice che adesso sono un uomo. Ha sempre fatto così; torna a casa da "lavoro", mi rifila un cioccolatino e usa la solita scusa: <<oggi sei stato proprio un bravo bambino>>. Ora, d'accordo che non ci si può lamentare della mia condotta, dei miei voti alti a scuola e del fatto che non mi cacci (quasi) mai nei guai, ma a chi vuole darla a bere? Forse a Roberta; ecco, a lei sì.

Cominciai a capire la situazione due anni fa. Una sera Papà tornò più stanco del solito e visibilmente sofferente. Mi lasciò il cioccolatino (al latte, prima che il privilegio mi venisse soffiato dalla principessa) sul comodino della mia stanza, mentre dormivo. Lo sentì mentre usciva dalla stanza e mamma gli si faceva incontro. Era ferito, ma non mortalmente. Lo medicò subito e le raccontò dell'accaduto. Ascoltai tutto. Tutto...

Papà è stato incastrato in questa vita dalla buonanima del nonno Sal, il "boss" del quartiere. Quando lo chiamavano così pensavo lo dicessero per scherzare, e invece...secondo Billy, l'unico amico che ho in questa condominio di matti, mio padre difese un amico da un tale Bobby d'Amico che voleva accopparlo. Insomma per farla breve fu papà a far fuori quel fesso e da allora il nonno  e tutta la "famiglia" lo costrinsero a far uso delle sue grandi capacità con la pistola per farne la sua professione. Dire che a papà andava a genio quella vita è una bugia, ma di certo non poteva farci molto e col tempo aveva imparato ad accettare la cosa.

Ma io no. Quando gli ripeto che da grande voglio essere come lui non intendo che voglio diventare un killer, né tantomeno un mafioso. Da grande voglio essere un meraviglioso papà come lo è lui per me e per Roberta. Un marito esemplare per la mamma e vivere una storia d'amore come la loro. La professione è un'altra storia...

Da grande voglio fare il magistrato e chissà, magari potrei portare a processo proprio papà. Sono sicuro che all'altro mondo ci faremo un sacco di risate quando ricorderemo la sentenza, quando guardandolo seriamente pronuncerò la condanna per lui e i suoi mandanti senza dimenticare di fargli un occhiolino speciale.