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Recensione - Avengers: Endgame di Joe e Anthony Russo

Disclaimer: se stai leggendo questa recensione sei consapevole degli spoiler in cui potresti imbatterti. Comunque sia cercherò di fare il bravo.

Scrivere una recensione per un film del genere non è affatto semplice. Avengers: Endgame ha infatti una rilevanza maggiore di un qualsiasi altro capitolo dell’infinita saga (pun intended) del MCU, e ha l’arduo compito di chiudere ben 11 anni di trame e personaggi in un’unica pellicola. In più, è un vero e proprio sequel diretto (mai come in questo caso) di Avengers: Infinity War.

Con questa premessa non voglio assolutamente difendermi il fondoschiena (che classe) da eventuali critiche o sottrarmi alla lotta, ma semplicemente non posso fare a meno di pensare a questo film nelle sue (almeno) 2 dimensioni: la pellicola & il giocattolo.

Ecco, lo sapevo, adesso che ho usato questo termine sarò costretto a subire le ire dei vari fan e non di questo carrozzone. Chi mi conosce non avrà difficoltà a capire l’accezione che do a questa parola e quindi mi capirà. Perché non prendiamoci in giro, di giocattolo si tratta e in quanto tale è forse uno dei migliori mai realizzati. La grande raffinatezza dei Marvel Studios in combutta con la Disney risiede nel riuscire a unire queste due nature in un qualcosa che non ha precedenti e che sicuramente sta dettando la linea per la cultura pop in divenire.

Quindi, in quanto giocattolo, Endgame riesce benissimo a darci elementi sempre nuovi che catturano la nostra attenzione, mettendo sul tappeto tutte le action figures della nostra collezione ormai arrivata a un numero esorbitante di personaggi. In particolare, rispetto al capitolo precedente, adopera un mezzo narrativo tipico dei comicbook, ovvero l’idea del team-up tra personaggi che mai avremmo sognato di vedere insieme. Sì, esatto, proprio come facevamo quando eravamo piccoli. Perché è inutile girarci intorno, pur guardando al presente e al futuro, tutto l’universo cinematografico Marvel e questo suo ultimo capitolo su tutti, premono con insistenza sul pedale della Nostalgia.

La sensazione forte che ho avuto durante la visione di questo film è stata una profonda pretestuosità degli eventi che si dipanavano sullo schermo. Perché proprio come un giocattolo, a volte senti di volerci giocare, ma nemmeno sai perché. Hai solo voglia di lanciarti in quelle avventure con i tuoi vecchi amici un’ultima volta. Un po’ come per Woody, Buzz e compagnia, arriva un momento in cui bisogna andare avanti e voltare pagina, ma i giocattoli della Marvel si trovano in una posizione senza precedenti. Di fatto non possono ricorrere agli stratagemmi delle controparti fumettistiche, data la loro natura prettamente organica e di conseguenza le loro storie devono avere per forza una fine. E credo sia proprio qui che la questione si interseca con l’aspetto prettamente filmico di questo prodotto.

Da un punto di vista cinematografico, Avengers: Endgame è un film con troppe nature al suo interno, nonostante le sue pachidermiche 3 ore. Parte alla grande, con il giusto tono e le intenzioni sono quelle già manifestate in Infinity War, poi si perde nelle chiacchiere di cui sopra. Risiede proprio in questo la difficoltà da un punto di vista analitico per me, perché questo aspetto a me è piaciuto, ma non posso certo passarlo come una costruzione ben eseguita. Ci sono molti momenti di stanca all’interno del film. Come commedia è come sempre impeccabile e anzi si sono presi dei rischi encomiabili, ma che sottolineano l’ormai onnipotenza a livello narrativo dei Marvel Studios (difficile spiegarlo senza spoiler). I momenti più emozionanti sono però ovviamente gestiti alla grande e a prescindere dal grado di passione che si prova per le storie e i personaggi di questo mondo si viene trasportati al loro interno.

Quello che fondamentalmente mi ha lasciato più insoddisfatto (se di insoddisfazione si può parlare in questo caso) è l’occasione mancata rappresentata dal grande tema messo sul tavolo da Thanos e sul quale si poggiava l’intero capitolo precedente: l’equilibrio e la sua necessità. In questo film non c’è un vero e proprio protagonista, né tantomeno (per la maggior parte della trama) un antagonista. Thanos ha vinto, è stato vinto, e ha dimostrato per certi versi di aver ragione. Un personaggio con questo carisma venendo meno si è portato dietro tutto il bagaglio emotivo e narrativo che tanto aveva caratterizzato e arricchito Infinity War. La considero un’occasione mancata poiché nei più recenti blockbaster e a maggior ragione nell’ultimo capitolo degli Avengers, questa necessità di mettere al centro tematiche così attuali con garbo e sagacia, potevano elevare il prodotto ad un qualcosa di più. Un tema, un film, un messaggio politico (vi prego, non fatemi tornare sulla questione che tutto è politica).

Avengers: Endgame è un film profondamente metanarrativo e ha come protagonista l’intero Marvel Cinematic Universe, metaforicamente e non parlando. Lo stesso intreccio che riguarda ]SPOILER!!!!!!![ i viaggi nel tempo, sottolinea come sia lo stesso universo narrativo a ripiegarsi su sé stesso, a riflettere sulla sua storia e quindi a trovare una degna conclusione ai suoi conflitti. Purtroppo dato l’esorbitante numero di protagonisti e comprimari, va da sé che non tutti i personaggi vengano adoperati al meglio e anzi alcuni ne escono con le ossa rotte (metaforicamente parlando). Sarebbe stato ottuso aspettarsi diversamente.

L’ultimo atto è il vero punto d’incontro tra le due nature di questo film (e quindi di questo mio abbozzo di recensione). In questo finale succede esattamente quello che ci aspettavamo e anche di più, mentre per il resto del film si è tentato di sovvertire tali aspettative. Perché anche questo tema è fondamentale nell’analizzare il film, il problema dell’hype, dell’ansia da prestazione e l’attesa spasmodica dei fan. Cosa ci aspettavamo da questo film? Come speravamo si potessero concludere le avventure di Tony, Steve, Thor, Nat, Clint e Bruce?

La cosa che mi sento da dire in conclusione è che questo film è una risposta a tale domanda, secondo il gusto e l’arte dei fratelli Joe e Anthony Russo e come tale va rispettata. È la LORO risposta e per tanto la migliore possibile.

O forse è andato tutto secondo i piani di quel genio di Kevin Feige…o della Disney

Oppure secondo i nostri…dei fan…

Vedete perché è così centrale il tema dell’autore all’interno del Cinema?

E secondo voi chi è il vero autore del MCU?

Avengers: Endgame, per la cronaca, è promosso ed entra di diritto nella storia del Cinema, senza dimenticarsi del fratello minore e più figo Avengers: Infinity War.

Captain Marvel di Anna Boden & Ryan Fleck

Qui è evidente la continuità stilistica settata da  Guardiani della Galassia.

Qui è evidente la continuità stilistica settata da Guardiani della Galassia.

Ci siamo quasi! Captain Marvel è il ventunesimo film del Marvel Cinematic Universe, ma è soprattutto l’antipasto (o per meglio dire il sorbetto tra un pasto e l’altro) della portata principale che arriverà a fine Aprile (se questa devo spiegarvela, non siete di questo pianeta).

Per raccontare le origini del nuovo eroe Marvel, veniamo scaraventati negli anni Novanta, nel primo film con una protagonista unica al femminile per i Marvel Studios (almeno in questo la Dc è arrivata prima).

Ecco 5 buoni motivi per andare a vedere questo film:

1. Dei buoni colpi di scena e non solo

Questa pellicola è di quelle che si definiscono (qualcuno dirà ovviamente) plot driven, ovvero quasi completamente a servizio della sola trama. I colpi di scena ci sono e sono ben imbastiti (sebbene alcuni prevedibili), ma essendo un film sulle origini ha un percorso quasi forzato. La cosa interessante è che hanno provato a mischiare le carte da questo punto di vista, con una struttura meno classica e basata molto sul montaggio e alcuni stratagemmi. Ha poi il merito di ampliare l’universo marvel o quantomeno di colmare alcune “lacune” o curiosità, facendo da collante con la trama generale del MCU. Si rivede anche qualche vecchia conoscenza!

È definitivamente esplosa una stella di bellezza e talento, però a Brie, me preoccupi. Te sei sciupata!

È definitivamente esplosa una stella di bellezza e talento, però a Brie, me preoccupi. Te sei sciupata!

2. Donna moderna

La nostra Carol (ben interpretata da Brie Larson, ma ne parleremo dopo) è un personaggio assolutamente moderno. Una donna moderna, appunto, che non ricorda niente del suo passato, ma che ha un’idea precisa del suo futuro. Le strizzate d’occhio qui sono notevoli (movimento #metoo e affini), ma mai fastidiose. Cap Marvel è un’eroina che riesce a emanciparsi e a prendere possesso di sé stessa e dei propri poteri, ma fa tutto senza l’aiuto di nessuno (o quasi). Non a caso la scelta di non affiancargli alcun interesse amoroso è lodevole, e rientra in quel tentativo di rimescolare le carte di questo tipo di narrazione.

3. Fury, solo Fury

È innegabile che Samuel L. Jackson sia uno degli attori più iconici del nostro tempo. Nel ruolo di Nick Fury sembra però aver trovato la quadratura del cerchio, uno zenit interpretativo. Qui finalmente ha un ruolo da co-protagonista molto presente, sebbene il suo ringiovanimento (per fortuna meno digitale di quanto pensassi) gli toglie quell’aura di figaggine che da sempre lo contraddistingue. Questo nuovo/vecchio look, coadiuvato dalla Los Angeles degli anni Novanta,  ci fa piombare in atmosfere e frame che prendono palesemente a piene mani da Pulp Fiction. Comunque sia non vedevamo l’ora di avere più Fury (solo Fury, mi raccomando).

<<Does he look like a Skrull???>> cit. rivisitata

<<Does he look like a Skrull???>> cit. rivisitata

4. Beware the cat

Vabbè, qui avrò poco da dirvi, se non che il gatto Goose è il vero protagonista del film. Se prima vi inquietavano i gatti, aspettate di vedere questo film… #gattovince

5. Un po’ di Brie

Posso dirlo? Sono proprio felice per Brie Larson. L’attrice americanissima, già premio Oscar nel 2016 per Room, aveva a mio avviso bisogno di un ruolo del genere. Avendo già dimostrato la sua caratura attoriale, le mancava la consacrazione presso il grande pubblico e la scelta è stata molto azzeccata. La Larson costruisce un personaggio simpatico, ma mai seccante, vulnerabile, ma molto forte e umano. Sono sicuro che sarà una perfetta aggiunta al cast degli Avengers e non vedo l’ora di scoprirlo in Endgame.

Oh, no! Ho dimenticato di parlare di  Jude Law… di proposito.

Oh, no! Ho dimenticato di parlare di Jude Law…di proposito.