bohemian rhapsody di bryan singer

Recensione - Bohemian Rhapsody di Bryan Singer

Questo film lo attendevo da tempo, sin dall’annuncio e devo dire che non mi ha deluso. Ok, diciamoci la verità, non avrebbe mai potuto mantenere le promesse e attendere le mie aspettative. E no, non è colpa del regista, né del cast o tantomeno della sceneggiatura. A mio avviso questo film dimostra che esistono delle icone troppo grandi per essere trasposte in un altro medium. Sì, per me i Queen sono La Musica. Il Rock, il Pop, l’Opera, tutto!

Il vero limite di questo film è quello di voler raccontare l’uomo dietro la regina. Un’operazione tipica dei biopic e quindi scontata, ma che in questo caso prova a rendere umano un personaggio che da sempre trascende la propria natura. Probabilmente avrebbe giovato a tutto il soggetto una chiave di lettura più fantasiosa e meno attinente ai fatti (anche se spesso e volentieri il film si prendere delle licenze cronologiche a tratti fastidiose). In oltre i numerosi ammiccamenti verso il pubblico risultano superflui. Dateci il rock e saremo contenti!

La pellicola è diventata sin dal momento dell’annuncio “il film di Freddie Mercury” e in questo assunto risiede tutto il problema del film, ciò che non funziona. Freddie non lo puoi riassumere, non lo puoi contenere e risulta infatti semplicistica e un po’ banalotta la trama principale sul suo vissuto personale.Freddie è la Regina, e Brian, Roger e John sono i suoi fedeli consiglieri e cavalieri. Punto. Tutto quello che riguarda la band funziona a meraviglia. I momenti in cui il film pigia sul maledetto pedale del rock and roll l’attenzione sale e la sala si accende. Vi farà cantare questo film, ohssì, e canteranno tutti, nessuno escluso.

L’ultima fatica di Bryan Singer, pur non trovando la strada giusta narrativamente e funzionando a tratti, è un dannato spasso. Probabilmente per seguire la direzione scelta ci voleva una mano più poetica o una volontà di andarci pesante con il leader dei Queen (che comunque proprio non ne esce benissimo dalle due ore e un quarto della pellicola).Perfetti sono però i momenti musicali, e non era certo da dare per scontato. I vari concerti vengono riprodotti alla perfezione e risultano molto coinvolgenti. Il potere dei Queen riesce a trascinare tutto il film e il pubblico. La sequenza finale è da brividi e rappresenta sicuramente il momento migliore del film (e atteso per tutta la trama). Insomma, credo sia l’esperienza cinematografica che più si avvicina a un concerto live. Unico neo? Ma Rami Malekperché non canta? La scelta è condivisibile, ma mi sarei aspettato di più da un film così hollywoodiano.

L’interpretazione del protagonista è sì buona, ma è inficiata eccessivamente dalle protesi per riprodurre l’ingombrante dentatura di Mercury. In oltre Malek non riesce a trasmettere il fuoco che il cantante riusciva a esprimere in ogni sua movenza. È un po’ freddino e tanto macchietta (quasi cosplayer). Quando invece incrocia i guantoni con il resto del cast e la band allora tutto funziona alla grande. In questo c’è forse per assurdo la grandezza di questo film. Che sia voluto o meno dimostra quanto la grandiosità e il genio nella vita di Freddie Mercury risieda nei Queen e non la sua singolarità. La Rapsodia Bohémien non è la vita del leader della band, ma risiede proprio nella loro unione. Ogni volta che sono tutti e quattro in scena, il film si infiamma.

Quindi, se vi aspettate di scoprire retroscena segreti dell’assurda vita di Freddie o di comprendere meglio l’uomo dietro il genio, questo film non fa per voi. Questa pellicola è un inno a quella che forse (dopo i Beatles) è stata ed è la più grande band della storia della musica. Un’ode a quella che è sicuramente una delle più belle canzoni mai scritte di sempre. Una follia che solo loro potevano generare, loro quattro. Perché tutti vogliono toccare con mano la Regina, ma la Regina senza i cavalieri non rockeggia. E i Queen hanno ancora una gran voglia di farvi rockeggiare!

La video recensione de Il Grigio (Francesco Mucci) per Bohemian Rhapsody!