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Green book di Peter Farrelly

La corsa alla tanto ambita statuetta di miglior film si arricchisce di un nuovo contendente. Ecco i 5 motivi per non lasciarsi scappare il delizioso Green Book, di Peter Farrelly.

1. Un Classico moderno

Questo film ha il tipico spirito delle pellicole classiche. La storia si basa sul rapporto tra i due protagonisti che fanno da specchio per la società in cui vivono (e non solo). Ambientato negli anni Sessanta ha già in questo la sua dimensione di pellicola post-moderna, trattando temi di grandissima attualità. E lo fa con estremo garbo e stile.

2. La commedia che parla chiaro

È interessante notare come grandi autori della commedia demenziale americana (Adam McKay, e qui Peter Farrelly da solo senza il fratello Bobby) siano adesso i grandi protagonisti e autori di pellicole così impegnate. Nel caso di Green Book, si ride tanto, ma mai sguaiatamente e il messaggio di fondo del film arriva forte e chiaro. Racconta una storia di forti contrasti interiori, mar riesce a non risultare mai pesante. È un classico caso di commedia dell’incontro di due nature diverse, che impareranno molto l’una dall’altra.

Una coppia di interpreti che è già storia del cinema.

Una coppia di interpreti che è già storia del cinema.

3. Il sociale, quello bello

In tal senso il film riesce a far passare un messaggio fortemente (come si sol dire) “a sfondo sociale”, ma senza mai diventare didascalico o retorico. Quello della segregazione raziale è un tema quanto mai attuale e presente in America come nel resto del mondo, e la chiave di lettura di questa pellicole riesce ad affrontarlo con la giusta leggerezza. Così facendo il film risulta godibile narrativamente, stimolante a livello di contenuti e riuscitissimo soprattutto nelle interpretazioni dei due protagonisti.

4. Mahershala, una conferma

L’attore premio Oscar per Moonlight (un film che a mio avviso rappresenta l’esatto opposto di quanto detto sopra) offre una prova attoriale di enorme spessore. Il personaggio non era dei più facili, in quanto incarna diverse sfumature che facilmente potevano cadere nel già visto o retorico. Ali riesce con disinvoltura a restituirci un uomo pacato e sofisticato, donandoci un’interpretazione che oserei definire pianistica. È infatti in grado di dosare sia le parti in cui devo contenersi (il piano) e gli sfoghi di un uomo la cui natura viene messa in dubbio da un incontro e da un viaggio. Il tutto sfocia in una breve, ma intensissima scena madre in cui ci racconta il suo vero Io (il forte).

5. Viggo, patrimonio mondiale

Viggo, caro Viggo. Per quelli come me ha segnato un’epoca. Il mio Aragorn è infatti un attore enorme, di un’intensità unica. In questo film non ha semplicemente interpretato Tony Lip, lo è diventato! La credibilità è la vera forza di un’interpretazione e Mortensen è un maestro in tal senso. Fa parte di quella categoria di interpreti che riescono abilmente a scivolare all’interno di un ruolo. Mai come in questo caso è riuscito a raccontarci un uomo, un personaggio, in tutte le sue sfumature. Sono ormai rari gli attori come lui che comprendono la stratificazione dell’animo umano e che riescono a restituirla sullo schermo.

Non ci resta che sperare per il giusto riconoscimento a entrambi per questo meraviglioso film.

Ve l’ho detto che si ride.

Ve l’ho detto che si ride.