crime

Recensione - Widows di Steve McQueen

In Italia è arrivato con l’improvvido sottotitolo di Eredità criminale, ma non lasciatevi ingannare. Widowsdi Steve McQuennnon è un thriller facilotto di largo consumo. Il regista premio Oscar per 12 anni schiavo(2013) e della doppia e felice collaborazione con Michael Fassbenderin Hunger(2008) e Shame(2011), imbastisce un film con un grandissimo cast e nero fino al midollo.

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Alla sceneggiatura (e si sente) lo stesso McQueen è coadiuvato dalla brillante scrittrice Gillian Flynn, autrice diGone GirlDark Placese di Sharp Objects, recentemente adattato in una serie tv. Lo stile della Flynn, già apprezzato negli adattamenti cinematografici dei suoi libri, qui viene esaltato dalla regia ricercata di McQueen. Entrambi raccontano una storia difficile, di corruzione, di politica, di crimine, di quartieri difficili, di una città difficile come quella di Chicago che assurge a metropoli simbolo dell’opulenta sconfitta della società contemporanea. Un film di crimini sì, ma soprattutto di uomini e donne, così contrapposti nelle loro visioni del mondo, eppure così invischiati nelle stesse trame che lo muovono. Steve McQueen riesce ad essere intimista e delicato narratore dei personaggi e delle loro ferite, e allo stesso tempo racconta il contesto senza paura di essere politico con uno stile che fa del suo essere black un vessillo. Qui va fatta una precisazione. Per fare un film politico non c’è bisogno che si parli della politica in sé (anche se in questo caso c’è eccome). Semplicemente non può diventare il centro dell’attenzione della narrazione.

In questo caso la storia mette al centro proprio queste vedove. Loro malgrado saranno costrette a organizzare una rapina per recuperare dei soldi. I loro compagni sono morti infatti rubando un’ingente somma a un candidato per nulla pulito delle future elezioni del distretto 19 di Chicago. Sì, c’è della politica nel racconto, siamo d’accordo. Il punto è che McQueen arricchisce la narrazione con delle forti tinte politiche che con la politica in sé non hanno a che fare. Ed è questa la grande forza del cinema di genere, poter parlare di altro da sé!

L’intreccio in sé è poi molto interessante come di consueto per un buon thriller e vi terrà inchiodati alle poltrone fino al delicatissimo finale.

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Il cast è mostruoso, con alla guida la solita eccezionale Viola Davis, qui in grado di gestire perfettamente la grande forza e debolezza del personaggio di Veronica. E sono spettacolari anche Michelle RodriguezElizabeth DebickiCynthia Erivo, ognuna a modo suo, dipingendo donne molto diverse fra loro eppure alle prese con gli stessi dolori e difficoltà. È un film quello scritto dalla coppia McQueen/Flynn fatto di dicotomie e contrasti. Le vedove e gli affari loschi dei loro defunti mariti; il vecchio politico corrotto e traffichino Robert DuvallColin Farrell, suo figlio neo candidato alla ricerca di una separazione dalla figura paterna; la speranza nera (in tutti i sensi) rappresentata da Jamal (Brian Tyree Henry) e la cruda realtà e brutalità di suo fratello Jatemme. A tal proposito ho una domanda retorica per voi: ma quanto è bravo Daniel Kaluuya???

L’attore rivelazione di Black MirrorGet outqui mostra i muscoli con un’interpretazione perfetta, viscerale, brutalmente vera e intensa.

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Insomma se non l’aveste capito questo film mi è piaciuto un casino. Il connubio McQueen/Flynn (o verrebbe da dire contrasto a questo punto) ci ha regalato un grande thriller che non ha paura di raccontare l’anima e allo stesso tempo il mondo dei personaggi e della sua storia. Un grande film politico e di genere da prendere a esempio. E come tutte le grandi storie nasce dai contrasti.

E qui la videorecensione.

Recensione - Soldado di Stefano Sollima

Soldado è un film tosto, un continuo pugno nello stomaco che segna il debutto americano di Stefano Sollima.

Da  Sicario…

Da Sicario…

Le caratteristiche del regista qui vengono esaltate sia dai mezzi a disposizione che da un cast eccezionale. Josh Brolin è ormai in grado di recitare e dire tantissimo anche stando semplicemente fermo in silenzio e con Benicio del Toro formano una coppia di vere e proprie maschere del cinema americano i cui volti raccontano tutto della storia. A Catherine Keener è poi affidato forse il ruolo più tosto, sottolineato da una frase agghiacciante che riassume perfettamente l’intero film.

Così come per Sicario, il bellissimo primo capitolo di Denis Villeneuve del 2015, questo sequel è una pellicola di confine, di sfumature sempre più impercettibili tra bene e male. Sollima è un espertissimo osservatore esterno e lascia ai suoi personaggi il compito di tenerci fermi a guardare, perché DOBBIAMO VEDERE il mondo che abbiamo contribuito a creare.

Un insieme di terribili relazioni criminali impensabili per noi poveri ignari spettatori. Terrorismo, immigrazione clandestina, droga, Sollima con l’aiuto di Taylor Sheridan, ormai re indiscusso del noir e del poliziesco americano e già sceneggiatore di Sicario, descrive con minuzia di particolari attraverso lo scorrere della trama i meccanismi di questo universo criminale che poi tanto lontano da noi non è.

Come per Gomorra - La serie (la prima stagione, sia chiaro) ciò che viene fuori è un mondo senza speranza e umanità, ma per chi sta attendo ci si accorge che proprio come per quella serie, questa sentenza riguarda soprattutto chi decide di vivere nel crimine.

Succede infine che quella stessa Umanità messa alle corde, mutilata, torturata e ridotta a una pozza di sangue, riesca comunque a resistere e a dimostrarsi più forte dei giorni da Soldati, days of Soldado, titolo originale della pellicola.

Nel finale una rassicurazione sul futuro e a questo punto attesissimo sequel.

…a  Soldado.

…a Soldado.