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Recensione - Notti magiche di Paolo Virzì

Notti magiche è il nuovo bellissimo film di Paolo Virzì che ho avuto il piacere di vedere in questi giorni. Il film racconta la storia dell’incontro nella Roma del grande cinema italiano tra tre giovani sceneggiatori, finalisti del premio Solinas, prestigiosa competizione di sceneggiatura che si disputa ancora tutt’oggi. I tre aspiranti autori sono diversissimi tra loro e rappresentano al meglio quella che era e forse è ancora l’Italia. Il film ha infatti il grande merito di essere ovviamente un divertente spaccato della realtà cinematografica dell’epoca, la magica estate in cui si disputarono i Mondiali di calcio in Italia, ma è di fatto un’istantanea di che cos’era quel paese. Un’Italia non poi tanto dissimile da quella attuale.

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I nostri protagonisti vengono immersi in un mondo d’elite, fatto di grandi autori, registi dimenticati, produttori senza scrupoli, vecchi dissapori, in un continuo contrasto tra la loro giovinezza e il decadente vecchiume che li circonda, ma che purtroppo li governa. Virzì ha dalla sua uno stile impeccabile che ci restituisce dei personaggi mai accantonabili ad un primo sguardo e sempre interessanti da scoprire. Così, andando avanti nella trama, scopriamo le mille sfaccettature dei nostri protagonisti e del mondo che li circonda e che sembra quasi volersi cibare della loro giovinezza. I tre ragazzi scopriranno a modo loro cosa si nasconde dietro al sogno che stanno inseguendo e si cacceranno in situazioni divertenti e piene di brio, condite da spasmi di una vitalità irresistibile.

Sarà la loro stessa vitalità, il loro impeto a impedirgli di capire davvero cosa gli accade intorno. La loro giovinezza e pulsione di vita che gli si rivolta contro impedendogli di fare il proprio mestiere a dovere, come gli rimprovera il capitano dei carabinieri (Paolo Sassanelli) che li interrogherà: <<volete fare gli sceneggiatori e non sapete fare gli spettatori>>. Si troveranno infatti coinvolti nella morte di un produttore influente e nel raccontare la loro versione dei fatti si dipanerà tutta la trama del film.

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Onnipresente è il contrasto tra la giovinezza e la vecchiaia, tra i nuovi arrivati carichi di talento e iniziativa e i vecchi maestri, ormai dei ruderi che, cito, “non hanno voglia di fare un cazzo”. Significativo in questo senso il fatto che i tre vengano sospettati per la morte del noto produttore (uno strepitoso Giancarlo Giannini), come a dire che la morte del cinema italiano sia avvenuta per mano dei giovani. Una paura questa che si potrebbe adattare a qualsiasi contesto di questo nostro paese che ha sempre avuto una grande paura di cambiare.

E allora applausi e un grazie a Paolo Virzì, eclettico regista che ci sta regalando pellicole sempre interessanti e vere, che raccontano il Paese come i grandi maestri sapevano fare, ma con lo sguardo rivolto al futuro. Se poi lo fa presentandoci anche dei giovani attori così in gamba, allora gli dobbiamo come minimo una visione, se non due.

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Ci tengo in chiusura a sottolineare come il film sia disseminato di omaggi più o meno diretti al nostro campione Federico Fellini, con un garbo e uno stile che non tutti possono permettersi. Che Grande Bellezza! (pun intended)

La morte del cinema italiano dipende dalle giovani leve? La videorecensione per Unici Magazine