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Captain Marvel di Anna Boden & Ryan Fleck

Qui è evidente la continuità stilistica settata da  Guardiani della Galassia.

Qui è evidente la continuità stilistica settata da Guardiani della Galassia.

Ci siamo quasi! Captain Marvel è il ventunesimo film del Marvel Cinematic Universe, ma è soprattutto l’antipasto (o per meglio dire il sorbetto tra un pasto e l’altro) della portata principale che arriverà a fine Aprile (se questa devo spiegarvela, non siete di questo pianeta).

Per raccontare le origini del nuovo eroe Marvel, veniamo scaraventati negli anni Novanta, nel primo film con una protagonista unica al femminile per i Marvel Studios (almeno in questo la Dc è arrivata prima).

Ecco 5 buoni motivi per andare a vedere questo film:

1. Dei buoni colpi di scena e non solo

Questa pellicola è di quelle che si definiscono (qualcuno dirà ovviamente) plot driven, ovvero quasi completamente a servizio della sola trama. I colpi di scena ci sono e sono ben imbastiti (sebbene alcuni prevedibili), ma essendo un film sulle origini ha un percorso quasi forzato. La cosa interessante è che hanno provato a mischiare le carte da questo punto di vista, con una struttura meno classica e basata molto sul montaggio e alcuni stratagemmi. Ha poi il merito di ampliare l’universo marvel o quantomeno di colmare alcune “lacune” o curiosità, facendo da collante con la trama generale del MCU. Si rivede anche qualche vecchia conoscenza!

È definitivamente esplosa una stella di bellezza e talento, però a Brie, me preoccupi. Te sei sciupata!

È definitivamente esplosa una stella di bellezza e talento, però a Brie, me preoccupi. Te sei sciupata!

2. Donna moderna

La nostra Carol (ben interpretata da Brie Larson, ma ne parleremo dopo) è un personaggio assolutamente moderno. Una donna moderna, appunto, che non ricorda niente del suo passato, ma che ha un’idea precisa del suo futuro. Le strizzate d’occhio qui sono notevoli (movimento #metoo e affini), ma mai fastidiose. Cap Marvel è un’eroina che riesce a emanciparsi e a prendere possesso di sé stessa e dei propri poteri, ma fa tutto senza l’aiuto di nessuno (o quasi). Non a caso la scelta di non affiancargli alcun interesse amoroso è lodevole, e rientra in quel tentativo di rimescolare le carte di questo tipo di narrazione.

3. Fury, solo Fury

È innegabile che Samuel L. Jackson sia uno degli attori più iconici del nostro tempo. Nel ruolo di Nick Fury sembra però aver trovato la quadratura del cerchio, uno zenit interpretativo. Qui finalmente ha un ruolo da co-protagonista molto presente, sebbene il suo ringiovanimento (per fortuna meno digitale di quanto pensassi) gli toglie quell’aura di figaggine che da sempre lo contraddistingue. Questo nuovo/vecchio look, coadiuvato dalla Los Angeles degli anni Novanta,  ci fa piombare in atmosfere e frame che prendono palesemente a piene mani da Pulp Fiction. Comunque sia non vedevamo l’ora di avere più Fury (solo Fury, mi raccomando).

<<Does he look like a Skrull???>> cit. rivisitata

<<Does he look like a Skrull???>> cit. rivisitata

4. Beware the cat

Vabbè, qui avrò poco da dirvi, se non che il gatto Goose è il vero protagonista del film. Se prima vi inquietavano i gatti, aspettate di vedere questo film… #gattovince

5. Un po’ di Brie

Posso dirlo? Sono proprio felice per Brie Larson. L’attrice americanissima, già premio Oscar nel 2016 per Room, aveva a mio avviso bisogno di un ruolo del genere. Avendo già dimostrato la sua caratura attoriale, le mancava la consacrazione presso il grande pubblico e la scelta è stata molto azzeccata. La Larson costruisce un personaggio simpatico, ma mai seccante, vulnerabile, ma molto forte e umano. Sono sicuro che sarà una perfetta aggiunta al cast degli Avengers e non vedo l’ora di scoprirlo in Endgame.

Oh, no! Ho dimenticato di parlare di  Jude Law… di proposito.

Oh, no! Ho dimenticato di parlare di Jude Law…di proposito.