review a star is born

Recensione - A Star is born di e con Bradley Cooper

Remake di un leggendario remake che rese celebre Barbra Streinsand, questo film ha tutte le caratteristiche del classico moderno.

Si tratta di un genere di pellicola come non se ne vedono da tempo. È a tutti gli effetti un dramma romantico declinato in musica, ma ha quel potere che solo i grandi film hanno ovvero di poter trascendere la propria natura. In tal senso l’operazione di casting dice già tutto. Come facilmente intuibile ci troviamo davanti a un film costruito per esaltare la figura della sua protagonista.

Lady Gaga, al secolo Stefani Germanotta, non è nuova a ruoli d’attrice. Il più noto sicuramente è quello in American Horror Story: Hotel, per il quale si è aggiudicata addirittura un Golden Globe. E di premi e riconoscimenti la cantante ne è già piena, ma questa volta l’intera operazione sembra puntare dritto verso una sua candidatura agli Oscar. La domanda di tutti, cinefili o meno, è: se lo merita davvero?

La sua è un’interpretazione sicuramente maiuscola, impreziosita da ciò che le viene meglio, ovvero le varie performance musicali e in più va detto che la trama la porta quasi a rivivere la sua stessa carriera, quindi a vestire abiti comodi. Purtroppo nel nostro italico caso la sua interpretazione è stata martoriata da un doppiaggio scialbo. In sintesi una sì grande interpretazione, ma che più che interessare discorsi in termini di premi mi fa pensare al titolo e quindi ci auguriamo di aver scoperto in Lady Gaga una nuova stella del cinema. Ma potremmo dire che le stelle ad essere nate in questo caso sono due.

La prima regia di Bradley Cooper ci ha fatto scoprire un cineasta attento, delicato, viscerale e molto fisico, in grado di muovere la macchina da presa con estrema dimestichezza e capace di gestire i toni di una vicenda così piena e densa. A volte forse esagera nella ricerca di una composizione simmetrica, ma possiamo perdonarlo. Va anche sottolineato come tutto questo venga accompagnato dalla sua più grande interpretazione da attore. Un doppio ruolo, doppia responsabilità, doppia difficoltà e quindi una vittoria che vale doppio.

Il film è una storia calda e fredda allo stesso tempo e Cooper da bravo medico segue con sagacia la temperatura dell’intreccio restituendoci una storia tutto sommato lineare, senza colpi di scena, ma con una grande attenzione al come viene raccontata.

Poi che dire, abbiamo scoperto anche un rocker niente male! Un chitarrista dannato, ma dallo sguardo e dall’animo dolcissimo.

Due talenti quelli Jackson e Ally che si riconoscono e si rincorrono per tutta la storia, ma senza troppi intoppi o per lo meno non esterni. Che la nascita di una stella costringa un’altra ad eclissarsi? Come al solito il cinema e il mondo dell’entertainment americano riflettono su loro stessi e lo fanno alla grande grazie alla loro formula segreta sperimentata in un secolo di grandissima narrazione a suon di metafora. Riflette Lady Gaga sul suo percorso artistico in parallelo a quello di Ally, riflette Cooper sul passaggio alla regia in funzione di un’altra star. Riflettiamo soprattuto noi su cosa ci sia dietro alla fama e il talento e sul loro significato, in un mondo di talent buttati a caso e di celebrità usa e getta.

Un film molto retrò per i contenuti eppure così attuale. Bravi loro a capire il momento e a riproporci questa storia senza tempo. Emozionarsi in una sala gremita di domenica pomeriggio. Godersi il racconto senza farsi troppe domande, ma lasciandosi trasportare da questo inedito Bradley Cooper febrile e rockeggiante. Infine capitolare davanti a quel primo piano di Gaga e capire che abbiamo assistito a un film, una storia, un’opera come non se ne vedevano da tempo. E se sarà un classico, solo il tempo potrà dircelo.


Brandley cooper febbrile e rockeggiante. A Star is Born un classico moderno. Lady Gaga punta all'Oscar: ma se lo merita davvero? Ecco la videorecensione.