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La Favorita di Yorgos Lanthimos

È uno dei film con maggiori nomination della prossima edizione degli Oscar e a ragion veduta. Oggi a tra il bianco e il nero vi svelerò le 5 ragioni che rendono La Favorita un film imperdibile.

1.

È stato uno dei film osannati all’ultima mostra del cinema di Venezia, vincendo sia il Leone d’argento che la Colpa Volpi per l’interpretazione di Olivia Colman (more on that later). Ha ricevuto ben 10 nomination agli Oscar di quest’anno, coprendo tutte le categorie principali, ma ai Golden Globe ha portato a casa solo il premio sempre alla Colman per la sua regina Anna. Che sia un’indicazione su chi vincerà il premio alla miglior attrice protagonista? Negli ultimi 20 anni è successo solo 20 volte…

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2.

Il cast di questo film è spettacolare. Le due contendenti al cuore della regina Anna (o per meglio dire al ruolo di favorita, consigliera e amante) mettono in scena una lotta serrata e spietata. Rachel Weisz interpreta con durezza e fascino impenetrabile Sarah Churcill, LA preferita della regina, della quale cura la salute, gli affari e…altro. La determinazione con cui tiene in scacco la regina e lo sprezzo con cui tratta politici e membri della corte, ne fanno un personaggio tremendamente affascinante. Emma Stone, nei panni di sua cugina Abigail, proverà a insidiare questa sua posizione. La Stone è ormai un’attrice a tutto tondo, capace di passare attraverso ruoli dalle mille sfaccettature e muoversi agilmente tra pellicole commerciali e d’autore. La sua Abigail è una giovane nobile decaduta pronta a tutto pur di riconquistare un posto al sole. Manipolatrice, doppiogiochista e abile seduttrice. Ogni singolo aspetto del suo personaggio viene rappresentato con cura. Sorprendente anche Nicholas Hoult nei panni del leader dell’opposizione Robert Harley, piacevolmente a suo agio in costume d’epoca.

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3.

L’ambientazione di questo film è curata con così tanto amore per i dettagli da sembrare un documentario. Il palazzo reale restituisce un’atmosfera vera e viva, per cui dietro ogni muro sembra avvenire qualcosa, e la vita dell’epoca è ricreata in maniera assolutamente convincente. C’è l’opulenza della corte, con i suoi camini ricoperti di oggetti preziosi, gli arazzi e i tappeti pregiati nelle stanze, i letti a baldacchino, i costumi d’epoca impeccabili e allo stesso tempo ci sono il fango, lo sporco, candele e un bordello poco raccomandabile. Sacro e profano. Anche se il sacro della corte è tutt’altro che immacolato…

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4.

Lanthimos cura una regia ricercata e a tratti spiazzante. L’ambientazione ha un ruolo così cruciale per questo genere di film e il regista lo sottolinea sfoggiando continui grandangoli, fino anche all’estremo uso del fish eye (prospettiva completamente distorta). I movimenti di macchina sono poi precisi e arditi, senza mai risultare eccessivi o manieristici, basandosi su tecniche per assurdo molto basilari. Le protagoniste sono sempre inquadrate in composizioni intriganti in cui dominano la scenografia pur essendo parte integrante della stessa. Ci sono per lo meno 3 o 4 scene memorabili.

5.

Olivia Colman firma il ruolo della vita. La sua regina Anna è un personaggio ferito, ma mai vinto, folle, ma mai fesso, risentito, ma mai completamente schiavo dell’ira. Un ritratto di un’umanità sconvolgente, di una donna schiacciata dal potere, ma soprattutto da tutto quello che il potere nega. Una donna che ama ingenuamente come una bambina e che rivendica tutto l’amore che l’è stato negato. Una solitudine che riecheggia nelle stanze vuote della corte, pur essendo a volte piene di gente. Un personaggio che non ha filtri. Una donna che è al contempo bellissima e bruttissima nell’arco di una frase o di un’espressione. Un’interpretazione impreziosita dal confronto con le sue magnifiche co-protagoniste, costrette infine a capitolare davanti a tanto spessore.

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